Simmetria ed ancoraggio

Città di Bardolino, lago di Garda.

Il luogo gode di simmetria speculare quanto ad eventi (quando vi si svolgeva il festival internazionale per pianisti e chitarristi la prima volta mi classificai secondo, la seconda volta primo).

Per ciò che attiene la geometria del visibile, invece, non si gode della stessa proprietà.

Il che non sarebbe un male, a dar retta a coloro che ritengono la simmetria fattore stornante dall’arte.

Il drone però mi ha riferito che le cose stanno così, ed io sono d’accordo con lui nel ritenerlo un male.

Prima fotografia a corredo di questo brano.

Rivela la tragedia, il delitto consumato.

Se si vuole includere nell’inquadratura la totalità del gruppo di barche, rumoreggia un sacco di stortume.

Sì, rumoreggia.

Le barche tra di loro generano suono, le cementizie propaggini rumore.

Ove il suono è armonia e il rumore disordine.

Non c’è niente da fare: nonostante i moli che occupano i lati lunghi dell’inquadratura siano paralleli tra loro e perpendicolari ai natanti, se vogliamo vedere la barca marrone all’estremità destra dovremo anche mostrare del suolo obliquo, e lo stesso accade a sinistra con l’imbarcazione bianca.

Seconda fotografia.

Ora siamo a pelo della barca marrone, e non vediamo più la piattaforma storta. Niente più disomogeneità anche a sinistra, ma ora presso il bordo vi è la barca rossa: ciò ha comportato l’eliminazione di ben quattro natanti alla sua sinistra.

Terza fotografia.

La ricerca di ordine ci ha portato ad una composizione differente per taglio.

Interiormente tacitata l’ansia di voler mostrare tutto, l’immagine si fa ariosa, senza perdere di vista una meditata distribuzione dei pesi.

Quarta fotografia.

Per successiva sottrazione, una ulteriore riduzione del rumore (disturbo).

Ora la fila di barche è unica, e la maggiore ravvicinatezza permette di apprezzare di più la composita policromia delle imbarcazioni, il che è stato il motivo per cui l’attenzione del drone si è rivolta a questo gruppo di natanti, benché ve ne fossero di numerosi anche all’esterno d’essi.

Cosa conferisce stabilità a questo insieme?

Il fatto che vi è un’unica linea dritta, l’oblungo rettangolo posto nella porzione inferiore del fotogramma cui ogni barca s’ancora.

Già, due volte s’ancora.

Se ciascun natante, fisicamente, è ancorato in direzione disomogenea, a voler considerare l’orientamento delle cime d’ormeggio e l’andamento delle prore, il riferimento – l’elemento unificante – diviene la porzione di molo.

Proprio lì le barche, metaforicamente, s’ancorano: il rigore geometrico del manufatto riconduce a quiete il selvaggio intrico delle spinte divergenti che, assorbendo, compensa.

Il drone, insomma, ha sondato il reale e tentato vie.

La lotta non è mai sopita, ciò rende la Fotografia, quale mezzo d’espressione e di ricerca, viva.

 

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Claudio Trezzani

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