Essere spettatori.
Esserlo in ombra.
Essere ombra.
Testimoni, fantasmi.
L’uccello e il masso, intendo.
Esserlo in rapporto alla luce.
Lì si svolgevano cose.
C’erano piscine, dice Emy Carzaniga, autrice della fotografia.
Non soverchiamente m’importa.
Ad interessarmi è lo scenario attuale.
L’impianto tonale, rapporti ed interdipendenze.
Pesi, vibrazioni.
Ecco, vibrazioni.
Ne percepisce di residue, il volatile?
E la pietra ha avuto o avrà calore?
Secondo ove luce si posava o poserà, intendo.
Eqquindi, il paradosso: l’animale è lì ma è effimero; ciò che ivi svolgevasi non è più ma ha a lungo cantato il luogo.
La vegetazione, poi.
Acqua alla gola, si dice del liquido quando lo è.
Eqqui, sterpaglie, stessa funzione.
Silenziosamente e lentamente aggrediscono.
Verrà il giorno che lambiranno la finestra, poi addirittura le toglieranno luce.
Per averla loro, la luce.
Ma anche quella sarà vita.
Perché lo scenario muterà come interposta teatrale quinta.
Se qualcuno giungerà, agirà in differenti condizioni.
E il muro.
Il muro, non i mattoni.
Quelli insisteranno con un ordine di prevedibile stucchevolezza.
Lo scrostato muro no, lui cambierà.
Ora è un dipinto astratto, il muro.
Ma cadrà intonaco, ed allora sarà un altro dipinto.
Od una scultura, per sopravvenuta tridimensionalità.
Sì, per sopravvenuta tridimensionalità.
L’intonaco protude, si arriccia.
Eccosì da pittura si passerà a scultura.
A frammenti d’intonaco franati al suolo, tornerà bidimensionale dipinto.
Eccosì via, in espressiva alternanza.
Le sbarre no, loro sono come i mattoni.
Banali nella loro precostituita teoria.
Epperò, la creativa ruggine.
Potessimo avvicinarsi, constateremmo suo chiazzato sviluppo.
Macchie rosse su nero.
Anch’esse arte, arte in fieri.
S’allargheranno, deborderanno.
Senza cadere, epperò, lor disegno rimarrà avvinghiato.
La notte depriverà del tutto.
Il nuovo giorno, lo restituirà.
Grazie Emy per essere stata lì in topico momento e aver schiacciato il bottone.
Averlo schiacciato con sì lirica conscietà delle summentovate vibrazioni.
E mente ariosa, sensibilità fine, ricettivo cuore.
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Claudio Trezzani
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