Sicurezza? Consapevolezza

In migliaia di chilometri percorsi in aria con droni ho potuto appurare quanto vasta sia la casistica di ciò che può capitare, a cui corrisponde una altrettanto nutrita gamma di presupposti tecnici da conoscere. In questo articolo elenco dunque alcuni aspetti di funzionamento dei droni interfacciati con le situazioni in cui ci si può imbattere.

La temperatura della batteria. I costruttori dichiarano l’escursione di temperature ambientali al di fuori delle quali è sconsigliato spingersi, ma il problema non si esaurisce in questi termini: conta anche la temperatura della batteria al momento del decollo. Si può ad esempio prescrivere che in questo frangente non debba essere inferiore ai quindici gradi centigradi. Che fare se è più bassa? Attendere a terra, magari con le eliche in rotazione. In tal modo la temperatura (visionabile all’interno delle applicazioni dedicate) lentamente crescerà sino al valore necessario. È anche utile, con finalità ispettive volte a scongiurare il peggio durante il volo, sincerarsi che la differenza di tensione tra celle non ecceda le due/tre unità: in caso contrario ci si troverà al cospetto di una batteria malfunzionante, con i connessi rischi.

Ritorno per la via più breve. Ogni drone dotato di rilevazione GPS consente un ritorno automatico al punto di decollo. Se questa funzione è comandata manualmente allorquando la comunicazione tra drone e telecomando è ancora attiva, il velivolo ripercorrerà la stessa rotta già percorsa. Se invece la procedura si avvierà automaticamente per perdita del segnale, il drone tornerà per la via più breve. La quale potrebbe comprendere ostacoli, contro i quali vi sarà collisione, se il mezzo non è dotato di sensori d’evitamento o se questi sono disattivati o nella condizione di poter operare efficacemente. Per impedire che ciò avvenga, è importante impostare prima del volo una altitudine di ritorno superiore a qualsiasi oggetto presente sulla scena.

Elevazione automatica sotto ponte. È questo uno scenario concretamente paventabile: il drone potrebbe perdere il segnale proprio lì, e conseguentemente il software lo indurrebbe a cozzare contro il manufatto. L’unico reale rimedio è costituito dalla presenza di un sensore, ancora raro, collocato sopra la scocca del mezzo. In sua assenza, un accorgimento che si può adottare è quello di non spingersi sotto ponti quando il segnale è debole.

Atterraggio coatto. I droni più evoluti sono programmati per forzare il ritorno quando valutano che lo stato della batteria non consentirebbe di proseguire oltre. Parimenti, prevedono un atterraggio coatto quando ritengono che si sia in prossimità dell’esaurimento dell’autonomia. In questo senso, però, le stime sono tarate in maniera prudenziale. Può accadere così che sebbene il mezzo serbi energia sufficiente per un completo ritorno, il software vi costringa ad atterrare. In questa fase il drone non sarà più sensibile ai comandi di elevazione, ma vi consentirà ancora qualche aggiustamento laterale (ad esempio, per spostarvi dall’acqua di un torrente alla sua riva).

Localizzazione dopo perdita. Il drone è caduto o forzatamente atterrato? Qualche costruttore ha implementato nell’applicazione il modo per rintracciarlo. Questo è molto importante: pensate ad esempio se il velivolo si trova nel mezzo di un campo di grano…

Differenze tra sensori. Me ne ero occupato approfonditamente in un articolo precedente. Qui basti sapere che, nelle migliori declinazioni, si è approdati a omnidirezionalità e ridondanza, ma non per questo alla piena affidabilità.

Modalità Atti. È questo un autentico spauracchio: siete in una situazione di comunicazione satellitare debolmente percepita, quando all’improvviso il drone disconosce la modalità GPS da voi impostata, incominciando a vagare per direzioni imprevedute. Ciò si verifica perché è venuta meno la funzione di dosaggio della potenza per singola elica, e il drone diviene in balia del vento (ne basta poco, per mezzi particolarmente leggeri). Abbiate sempre presente questa eventualità, se siete presso un canyon.

Vento. I costruttori solitamente indicano la tolleranza massima al vento dei loro modelli, ma attenzione: tipicamente l’intensità del vento raddoppia ai duecento metri di altitudine e triplica ai cinquecento (riferito a mero scopo esemplificativo).

Esclusione ghiera modi. Se il radiocomando del vostro drone è dotato di una ghiera esterna di selezione delle modalità di volo è buona norma disattivarla, se il vostro utilizzo prevalente è quello assistito: diversamente, potreste per uno sfioramento accidentale, incappare in una modalità non protetta proprio nel momento meno opportuno.

Gabbiani. Si, proprio loro. Possono essere aggressivi nei confronti del loro collega meccanica. Ma, si tratti di loro o di più miti volatili, vale sempre la regola di sostare il più possibile: oltre a non suscitare istinti predatori, si diminuirà l’occasione di uno scontro accidentale.

Compresenza droni. Particolare attenzione se avete amici – o anche sconosciuti non localizzati – che stanno facendo volare il loro mezzo nella stessa porzione di cielo: i droni sono piccoli, reattivi, veloci.

Registrazione punto di ritorno. Avete fatto decollare il drone in fretta, senza controllare tutti i parametri. Bene, ora avete comandato il ritorno automatico. Vi fidate di quello, per poi scoprire con costernazione che il drone anziché atterrare sulla superficie piana da cui era partito, si adagia sul tetto inclinato di una casa, per poi rovinare al suolo. Cosa era successo? Il drone non aveva registrato subito il punto di decollo, ma solo successivamente, in un’altra posizione.

Stato fisico della batteria. Avete una batteria crepata, con ramificazioni che nel tempo si estendono? Tenete presente che oltre all’aspetto vibrazionale, essa ad un certo punto potrebbe non più assicurare la perfetta aderenza dei connettori, con le conseguenze che vi lascio immaginare.

Naturalmente, ciascuna delle eventualità in questo articolo accennate è suscettibile di approfondimento, il quale si è già verificato in alcuni ulteriori miei brani, ed è passibile di trasmissione individuale della mia esperienza in proposito ove richiesto.

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Claudio Trezzani

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