Sensoriali sensi

C’è un bravissimo fotografo che va ai concerti.

Dice: “io fotografo la musica, non i musicisti”.

Ora, distinguiamo.

Non tutti gli artisti, indipendentemente dalla branca dello scibile che esplorano, hanno una percezione razionale del loro operato.

Talvolta confondono l’approccio con l’esito, ma non è necessariamente un male.

Altri troveranno parole, loro infondono luce.

Ma il sasso è gettato.

“Fotografare la musica” non si può, se il parametro è il suono.

Ma le metafore esistono, e possono essere incarnate.

Come ho già avuto modo di scrivere, la fotografia lo fa.

E il limite può divenire opportunità.

Ricordate il cinemascope?

Era un tentativo di restituire avvolgenza.

Di travalicare il confine del mezzo.

E le proiezioni di dispositive sincronizzate a musica?

Si aggiunge il coinvolgimento di un altro senso, anche se esterno all’opera.

E il vento, si può fotografare?

Occupiamoci prima del movimento, che ne è parente.

Come sapere se un soggetto si muove?

Visto che la fotografia congela, abbiamo quale indizio la postura.

Ed un oggetto?

Il mosso aiuta, oltre la plausibilità di collocazione (se in aria, probabilmente non sarà fermo).

Il vento, eddunque.

Sensazione sulla pelle.

Mormorio o boato.

Interizzisce o fa avvampare.

Noi però abbiamo solo la vista e l’attimo.

Ecco il palo, sostiene flagellati arbusti.

La prima fotografia a corredo di questo brano ci mostra, del vento, l’azione.

Sulla pelle, dicevo.

Si può fotografare l’idea del fuoco?

Oh, basta ritrarre un accendino.

Noi conosciamo l’implicazione, ma una immagine siffatta non ci smuove alcunché, dentro.

Tuttavia, se mi passate la crudezza del motto, il maggior esperto sensoriale del fuoco è Muzio Scevola.

Ma non occorre il cozzo per suscitar evocazione.

Seconda fotografia allegata.

Il sole accarezza porzione di suolo, entro romanica abbazia.

Solo pietra, eppure l’immagine è carnale.

Il colore è caldo, e il buio attornia un concentrato anelito alla vita.

Non possiamo toccare il punto.

Ma la sottrazione stimola desiderio ed immaginazione.

Il limite può divenire opportunità, scrivevo.

La letteratura si giova del buio, noi della scelta.

 

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Claudio Trezzani

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