Rotante comunanza

Un vero peccato.

Luigi Veronelli – retrospettivamente (in :”Il vino giusto”, Arnoldo Mondadori Editore, 1968) – non approva la mia idea di matrimonio tra rossi da meditazione e formaggi iperstagionati.

Non come me vagheggia un Barolo che che come incandescente lava scendendo corroda la pietra di un Bitto prolungatamente affinato.

Epperò eleva un rosso banino sopra un Gattinara, pei latticini.

Distanze, vicinanze.

Nel tempo, nello spazio.

Le cose ruotano.

S’allontanano, s’approssimano.

Come spiegare sennò talune coincidenze?

John Pfahl pochi decenni fa ammalia con la principale immagine a corredo di questo brano.

La squadrata potenza di un manufatto protoindustriale; fumi eruttati.

Più recentemente, in subordine, la mia fotografia allegata al presente articolo.

Ancora una elevazione, ed aranciate vaporosità.

Sia John che io, ed insomma, siamo stati sedotti dallo stesso modo in cui l’alba colora il cielo, dalla cangiante formualità di un addensamento gassoso, dalla perentoria evidenza di una silhouette.

Ruotando, le cose prima o poi si toccano.

Dentro noi, ereditati impulsi s’agitano.

La fotografia è tra noi per trasmettere.

E colorare, ancora ed ancora, da un fruitore all’altro.

 

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Claudio Trezzani

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