Rigore e Luce

Annie Josephine Giraut è una illuminata selezionatrice di visuali prelibatezze.

Fotografie, dipinti, sculture, installazioni, sa sempre cogliere divine vibrazioni.

Ha rinvenuto questa – la prima delle due a corredo di questo brano – fotografia virata al seppia. È stata scattata a

Berlino negli anni venti, ma non ha potuto risalire all’autore.

Cosa contiene?

Rigore.

Ma in cosa consiste il rigore?

Non è detto sia algido, il rigore.

Perché la severità può essere palpitante.

Già, la severità.

Di linee, distribuzione di pesi, nettezze, formualità.

Tutto ciò genera icasticità.

E non può non ardere, l’icasticità.

Che alberga ove il tratto è prepotente, ma sapiente nell’espressione.

Così nei latini motti, così nelle felici realizzazioni iconografiche.

Scolpire nella pietra, con perentorietà non scevra di duttilità.

Potente composizione, che assoggetta verticalità ad una pulsazione laterale.

È tutto teso, ma non immoto.

Riquadri, luci, discreta occhieggiazione di penombre.

La figura umana è un vivace manichino.

Lo è perché accetta un certo tasso di reificazione, ma non supinamente.

Si finge inerte nel partecipare alla trama grafica complessiva, per poi svettare con la magnetica forza della luce marginale sul viso.

Che è ad un tempo disegno e sguardo.

Anche il frigorifero guarda.

Mi sto riferendo alla seconda immagine allegata a questo articolo, una fotografia di Stefano Valerio.

Sì, il suo frigorifero guarda.

Con pregna semanticità, con composto eppur desideroso afflato.

Si nutre di severità, il manufatto.

Anche qui, rigore di linee.

La luce disegna anche quando digrada.

Ammicca ad anfratti, senza perdere facoltà di suddivisione.

È la porta a spalancare e condurre, ma non più del chiarore.

Che svela una lateralità possibile, a dispetto della compartimentalità che l’oscuro elemento promana.

Se nasconde insidie, non se ne cura.

È una scultura che fieramente s’erge, questa qui.

Una cattedrale non inconscia delle sue articolazioni.

S’affastellano presenze, ma non vi è rinnegazione d’armonia.

È una somma di autonomie concordate.

Ciascuna bastevole a sè stessa, ma senza disdegnare coralità.

Sì, il rigore può non essere algido.

Canta e danza, sotto il governo dell’imperitura saldezza della verità.

 

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Claudio Trezzani

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