I marziani approverebbero.
Due cose, approverebbero:
- che i frati (a beneficio delle successive monache benedettine) hanno eretto la loro chiesa a croce
- che il drone ha rispettato la visiva ortogonalità delle summentovate croci.
Sapete, è come a Nazca.
I peruviani hanno disegnato geroglifi per loro, nevvero?
Sì, proprio per i marziani.
Sorvolano con le loro astronavi, e sanno come orientarsi.
Ecco, come orientarsi.
Mica come certe fotografie aeree che si vedono in Rete:
Il colibrì con becco e penne storte, per sorvolare (…ecco, appunto…) sulle zampe.
Ecco perché, dicevo, i marziani, quando torneranno sulla Terra, saranno contenti.
Saranno contenti del fatto che se la navata centrale s’incrocia col transetto – nella basilica minore di S. Giulio, sul lago d’Orta – ben ha fatto il drone a considerare i due intersecanti volumi in rispettivo parallelismo e perpendicolarità con sé stesso.
Ancora, non così in Rete.
Ancora, si trovano fotografie storte, di quell’isola lì.
Storte trasversalmente o per inclinazione.
Eppure, lo sapete, basta poco.
Soprattutto oggi che l’autonomia di volo dei droni è mediamente aumentata.
Fermarsi lì sopra un attimo, riflettere, e solo dopo scattare.
Non senza aver prima consultato l’istogramma, indicatore che è bene non manchi mai, in un angolo dello schermo.
Solo così l’immagine risulterà esposta in accordo ai propri consapevoli voleri.
Preferibilmente in una giornata caratterizzata da luce diffusa, la pulizia formale ringrazia.
L’altra fotografia a corredo di questo brano invece no, subito cestino.
Subito cestino, perché se le due automobili non hanno avuto la compiacenza di disporsi secondo i desiderata, il mio dito non avrebbe dovuto abbassarsi a pigiare.
Ciò in quanto il problema lì era costituito dalla molesta intrusività della barca a sinistra.
Avrei potuto agevolmente eliderla, onde isolare il trio centrale.
Per poter agire congruentemente in tal senso, epperò, l’automobile di sinistra avrebbe dovuto trovarsi un poco più a destra.
E con egual distanza dai margini dell’inquadratura rispetto alla vettura di destra.
E con un’ordinata distribuzione delle parti anche in relazione alle barche superstiti.
Insomma: o si può, o non si fa.
Avrei dovuto attendere più propizia disposizione di ulteriori veicoli su quello stesso tratto.
E se no, tornare a casa.
Ecco perché ho titolato “Riflessione e momento” questo articolo.
Riflettere prima di scattare, e se non arriva il momento giusto, astenersi.
Sapete, è già facile il nostro lavoro.
Droni stabili, condizioni di conduzione favorevoli.
Eccosì, non deteniamo scuse.
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Claudio Trezzani
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