Rette & Umanità

In “Il Tanto ed Il Troppo nel Poco” immaginavo una fotocamera termica che evidenziasse colori non per calore ma per inappropriatezza.

Qui essa torna ad evidenziare calore, idealmente.

Ed il calore è nell’Umanità.

Prima fotografia a corredo di questo brano, quella di Mohammad Fotouhi.

Una fotocamera termica per la stessa inquadratura avrebbe brillato laddove l’uomo evoluisce con lo skate-board.

Lì il calore, la vibrazione pulsa al cospetto d’umana palpitazione.

Ma qui l’umano dialoga con l’inorganico.

Un sistema di rette.

E quando inclinate, costanti nell’orientamento.

L’uomo rema controcorrente, e lo fa con grazia.

Oppone poesia a rigore, con plastica efficacia.

Una immagine assai riuscita, con felice gestione di pesi.

La fotografia di Hervé Vallée, ora.

Non vi è l’umano, ma un insinuante contrappeso.

L’insinuante, soffuso contrappeso sta nell’inclinazione.

S’osa divergere senza opporre, qui.

Non è più il parallelismo o la perpendicolarità a parlare.

Per converso, è assente umana rotondità.

Ne deriva una diversa sfumatura di calore.

Sì, una diversa sfumatura di calore.

Tensioni grafiche esplicitate ed ad arte non completamente sfogate.

Eppoi, il calore della luce.

Indi, il calore della matericità frammentata.

Sì, matericità frammentata, il fuoco è all’angolo inferiore sinistro dell’inquadratura.

Inclinazione, luce, matericità.

E’ la via verso la carne al di fuori dell’umanità.

Ecco, una fotocamera termica qui sarebbe indotta in errore.

Figurativamente, in errore.

Perchè è tutta carne al di fuori dell’umanità, qui.

Tutto calore, conseguito mercè inclinazione, luce, matericità.

Ecco, la Fotografia: inseguire carne, anche al di fuori dell’umano.

 

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Claudio Trezzani

https://www.saatchiart.com/claudiotrezzani

 

 

 

 

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