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Questione di cartone

La genesi è importante.

I materiali, anche.

I cartoni animati si chiamano così perché originariamente partivano dalla carta.

La fotografia, invece, è quella roba lì che conosciamo.

Con gli ingredienti non si bara.

Se mettiamo dello zucchero nel caffè, non può sapere di sale.

Siamo proprio sicuri?

Del caffè non lo so, non mi piace.

Di altro, invece, posso parlarVi.

Avete presente i fotoromanzi?

Nessuno pensa che non siano fotografie, eppure la ritmata sequenzialità fa pensare ai cartoni animati.

Meglio, ai fumetti.

Mai letto i fumetti di Asterix?

Dico “letto” perché la parola è importante (ce ne è anche una versione in latino), benché la componente visiva sia sostanziale.

Mai visto la versione televisiva di Asterix?

Io sì, e mi ha deluso.

Come è potuto succedere?

Per due ragioni.

La prima è la volgarità del flusso.

Non dell’azione, proprio del flusso.

Non si può gustare l’attimo, panta rei via via svanendo.

La seconda è la sottrazione del potere evocativo.

Abbiamo tutto, movimento e suoni.

Così però non resta niente da immaginare.

Facoltà che la fotografia divide con la letteratura.

Torniamo agli ingredienti.

La fotografia a corredo di questo brano non si può eccepire non sia tale.

Per la precisione, sono tre fotografie, anzi quattro.

L’ambientazione campestre, il mio viso stupito, il treno duplicato.

Credete davvero che sia una fotografia?

No, è un fumetto.

Certo non lo è tecnicamente.

Ma lo è spiritualmente.

Esprime uno stato d’animo la cui qualità è fumettistica.

Di giocosa ed irridente ilarità, intendo.

Se mettiamo zucchero nel caffè, non sa di sale.

Se facciamo lo stesso in fotografia, trasfiguriamo.

 

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Claudio Trezzani

https://www.saatchiart.com/account/artworks/874534

 

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