Progresso, lassù

E’ tecnicamente maturo il mondo dei droni in ambito extramilitare?

Semplicemente, no.

Corrisponde a piena affidabilità la posizione egemone che il marchio Dji ha de facto assunto?

Neppure.

Ancora una quantità di bugs che periodicamente affliggono i vari modelli.

Addirittura, ancora esistente la possibilità di caduta statica – ovvero non determinata da errori di manovra del pilota – dei velivoli, generalmente correlata a malfunzionamenti della batteria.

Altri degni attori sono presenti nello scenario complessivo.

Parrot ha svolto un buon lavoro nel comparto consumer.

Walkera è venuta ad efficacemente coprire determinate nicchie.

Autel ha fornito spunti assai interessanti intorno specifiche caratteristiche.

Ed ora s’affaccia Sony.

Per essere esaurienti, la sua presenza è da tempo effettiva e capillare.

Perché produce i sensori/immagine che più d’un fabbricante adotta.

Ed ha dinamicamente annunciato il drone Airpeak.

Dinamicamente, perché ce lo ha mostrato in volo.

I recensori si sono positivamente accaniti ad evincere peculiarità tecniche dal filmato ufficiale, fotogramma dopo fotogramma.

Taluni aspetti appaiono incontrovertibili.

Quattro motori.

Il Dji Matrice ne ha sei, l’Inspire della stessa Casa i medesimi quattro.

Si suole dire: con 6 si ha ridondanza, con 4 non ancora.

Definizione manichea, che non può rivestire una valenza assoluta.

Perché tanto ampia è la casistica di volo, che non si può assumere ipso facto che rotto un motore con 5 si voli ancora con pieno controllo in ogni condizione.

Aver accennato a questo paragone, purtuttavia, mi permette di approdare al cuore della questione, in una prospettiva d’utenza prosumer: l’Airpeak sta tra l’Inspire e il Matrice del concorrente.

L’Airpeak è vocato ad ospitare fotocamere di formato Leica.

L’Inspire non ancora, benché con il modulo X7 si sia collocato in posizione intermedia tra l’aps-c e la summenzionata taglia.

Il Matrice, invece, potrebbe, ma la sua destinazione progettuale è piuttosto indirizzata alle videocamere cinematografiche di commerciale ingresso, come i modelli di base di Arri e Red.

Tutto ciò considerato, l’Airpeak si accinge ad assumere una posizione baricentrica.

Il concetto è agevole d’assimilare: con documentata ragione, molti professionisti e fotoamatori evoluti hanno individuato il formato 24 X 36 mm quale superficie minima su cui fare affidamento per ottenere una qualità d’immagine soddisfacente, e non si vede perché debbano abdicare a questa caratteristica nelle immagini in quota.

Con il Sony Airpeak ce l’avranno.

Un momento, però.

Se la possibilità di disporre di un sistema integrato (Sony in ogni componente quanto a fornitura, a prevalenza Sony quanto a fabbricazione, se consideriamo la possibilità di montare lenti di terze parti, nonché l’origine del gimbal) costituisce certamente un vantaggio, ma una barriera sarà costituita dal prezzo.

Non ancora comunicato, ma non lo si può supporre contenuto.

L’ascesa verso l’Empireo è appena iniziata.

Molto rimane da scalare, ma la vetta è meno lontana.

Fiduciosi attendiamo una felice replicazione di quella rivoluzione industriale che in ambito automobilistico – più d’un secolo or è – fu rappresentato dalla comparsa della Ford Modello T.

 

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Claudio Trezzani

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