Prima, durante, dopo

Karl Taylor.

La più nobile tradizione di fine artigianato nel mondo dello still life fotografico.

Deve fotografare una bottiglia, il lavoro inizia ben prima dello scatto.

Fa di tutto, nel preparare questa bottiglia.

La carezza amorevolmente con o senza strumenti , in modi giovevoli al suo aspetto.

Indi la sapiente disposizione delle luci, in studio.

Ore di attenzione, ed insomma.

Si direbbe tutto finito, ed invece no.

Dopo che l’otturatore è stato attivato, ulteriore tempo al computer.

Un sacco di livelli aggiunti al file, lo vedete nel relativo screenshot.

Ecco, il prima ed il durante non escludono il dopo.

Quasi metafora sessuale, questa qui.

Davanti allo schermo, le coccole del dopo.

Il concetto è: L’assoluta imprescindibilità dell’accuratezza in sede di allestimento e ritrazione non esclude – non contraddice – un successivo intervento.

Bando dunque all’ ύβρις di chi asserisce una immagine magistralmente eseguita non abbisognare d’altro, dopo.

La sapienza postproduttiva non svilisce, se volta ad integrare piuttosto che a snaturare.

E soccorre anche un povero portatore di fez egiziano, se l’ambiente circostante risulta visivamente ostile.

 

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Claudio Trezzani

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