Pinze per Velvia

Per la Velvia servono pinze.

Potete usare quelle inox per carta fotografica che tenete nella stanza dove sviluppate.

Scherzo?

Sì.

Scherzo nel dire che per la Velvia servono pinze.

Non scherzo nel precisare che la Velvia va presa con le pinze.

Sì, “presa con le pinze”.

Frase idiomatica che esprime cautela, circospezione.

Intendiamoci: ho avidamente – come caramelle – scartato decine di rollini Velvia, il cui contenuto ho inserito in fotocamere di piccolo e medio formato.

Ma qui m’occupo di tono & colore, senza esclusivo riferimento alla pellicola.

E stiamo parlando d’immagini fisse.

Sapete, in videografia è tutta un’altra faccenda: sarebbe la stessa cosa, non fosse che per avere la malleabilità di quanto catturato – formati raw or similia – occorre sborsare cifre esorbitanti.

O fare come gli sprovveduti, che si beano di sigle come “D log” applicate a frutti miserrimi.

In fotografia no, il formato grezzo & crudo ce l’hanno anche le piccole.

Ma non è la botanica panacea per ogni sventura.

Io pel colore detengo mie ricette personalizzate, come s’usa appellare.

Nondimeno, esperimento suggeriscoVi: aprite un raw con un programma di postproduzione, indi scorrete la freccetta comandata del mouse sui vari picture styles.

Ma tenete d’occhio la summentovata freccetta giusto con la Vostra visione periferica laterale, mentre la meglio retina s’impregna dei dati mostrati dall’istogramma.

Ecco, non staccate lo sguardo dal succitato istogramma neppure per un singolo istante.

Cosa noterete?

Sì, lo so che lo sapete: variazioni anche drammatiche delle distribuzioni tonali.

Di più: subitanei sforamenti delle alte luci o perdita di dettaglio nei neri profondi.

Sì, lo so che anche questo sapete: succede soprattutto con la simulazione Velvia in Fuji, ed era anche un peccato veniale di Canon nell’impostazione che enfatizzava i rossi.

Epperò, la cosa va rimarcata alla luce della abilitazione all’esercizio della professione medica che ora è conferita ai fotografi.

E ciò anche senza essere medici per davvero, come l’eccellente fotografo Fabio Chiesa.

Sto scherzando?

Sì, ma non del tutto.

Con i files ed i programmi che abbiamo oggi, possiamo essere chirurghi.

Lavorare di fino in accezione bisturinica, intendo.

Ma per indossare il camice bianco è d’uopo impegnarsi davvero, mica ricorrere a soluzioni preconfezionate.

Perché nel giuramento d’Ippocrate l’aristocratico figlio d’Eraclite e di Fenarete dicharava di volere conservare pura l’arte, oltre che la vita.

E l’arte è pura se è vera.

Se, eccioè, è generata da genuina individualità dell’intento.

 

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Claudio Trezzani

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