La fotografia a corredo di questo brano si è classificata prima al Digital Art International Contest.

Molto realistica, nevvero?

Ed è stata dura scontornare il tram, con tutte quelle spighe di grano attorno.

No, non è vero.

Mi sono dovuto far aiutare, per scoprire che non è vero.

E non è vero perché è tutto vero, se mi concedete il frusto gioco di parole.

Chi mi ha aiutato, mi ha spiegato: si chiamavano orti di guerra, l’ultima mondiale.

Data la penuria alimentare, ci s’ingegnava coltivare nelle cittadine piazze.

Altri mi dicono: anche nelle limitrofie, una versione maggiorata delle odierne pezzature per pensionati a ridosso delle linee ferroviarie.

E vedete, c’è pure l’operatore con la bobinata camera.

Mostriamo ora tutto ciò ad un giovane.

Che ne trarrà?

Sapete, il livello è duplice:

  • aver schiarita la letteralità.

Ma prima di ciò:

  • lasciar fluire l’interpretazione.

Se la prima istanza attiene a successiva storica cognizione, la seconda appartiene al territorio della percezione.

Percezione che a sua volta si biforca:

  • portato della cultura
  • regno dell’emotiva immaginazione.

Si vede ciò che si sente, ed insomma.

Lo sapete: in certe patologie psichiatriche il soggetto vede altro del reale nonostante non compromesso visus.

E cosa ci riserva il futuro?

Con quali strumenti giostrerà, il percepito?

E quale ruolo, la sì appellata Intelligenza Artificiale?

Come si smaschererà la manipolazione?

Certo, con la consapevolezza dell’evocato contesto.

Ma non basta.

E non si limita al vedere.

Giorni fa un Generale dei Carabinieri ha dichiarato di essere stato fatto partecipe di un esperimento: si è sintetizzata sua voce per frasi da lui mai pronunciate.

Ed il Generale istesso ha dichiarato essa apparire indistinguibile dalla sua propria.

Sapete, per fotografie e video talvolta ci salva la levigatezza.

Sì, soprattutto nei volti.

Una annotazione, in proposito: noto che spesso chi ci casca – oppure, non ci casca ma apprezza – è spesso persona di cultura fotografica improntata a naiffitudine, ovvero caratterizzata da un certo tasso di infantilismo estetico.

Ma al desiderio non si comanda.

Ovvero: conta più ciò cui si anela di ciò che si riconosce.

Saperlo, ricontestualizza l’emozione.

Sapete, m’intriga una ambivalenza semantica, qui, espressa da un participio.

Il participio è: “provato”.

Provato, come ciò di cui si è ricostruito univoco significato.

Provato, come ciò che si è sensorialmente percepito.

Eddunque, sensazioni transitano, traverso noi.

Dal dentro al fuori, dal fuori al dentro.

E collidono, e si fondono.

Parafrasando Humphrey Bogart, è lo spettro del tangibile, bellezza.

 

All rights reserved

Claudio Trezzani

https://www.saatchiart.com/claudiotrezzani

 

 

 

 


Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte di questo sito web può essere riprodotta, memorizzata o trasmessa in alcuna forma e con alcun mezzo, elettronico, meccanico o in fotocopia, in disco o in altro modo, compresi cinema, radio, televisione, senza autorizzazione scritta dell’Editore. Le riproduzioni per finalità di carattere professionale, economico o commerciale o comunque per uso diverso da quello personale possono essere effettuate a seguito di specifica autorizzazione rilasciata da New Old Camera srl, viale San Michele del Carso 4, 20144 Milano. info@newoldcamera.it
All rights are reserved. No part of this web site may be reproduced, stored or transmitted in any form or by any means, electronic, mechanical or photocopy on disk or in any other way, including cinema, radio, television, without the written permission of the publisher. The reproductions for purposes of a professional or commercial use or for any use other than personal use can be made as a result of specific authorization issued by the New Old Camera srl, viale San Michele del Carso 4, 20144 Milan, Italy. info@newoldcamera.it

©2024 NOC Sensei – New Old Camera Srl

 

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here