Percezione e significato

Cos’è un pittogramma?

Il dizionario ce lo descrive come un disegno che contiene un messaggio senza far ricorso alla lingua parlata.

Abbiamo dunque un significato, che si produce in ogni forma che esprima un concetto.

Per ottenere ciò abbiamo utilizzato un simbolo, ovvero una entità materiale che conduce verso l’astrazione.

Pittogramma / Significato / Simbolo.

Pittogramma = Significato + Simbolo.

Quest’ultimo deve essere materiale, dicevamo.

Qui le cose si complicano, o meglio s’allargano.

Cosa è materiale?

Qualcosa di tangibile e reale.

Reale?

Inseguendo questo percorso non troveremmo l’uscita.

Usiamo allora un altro termine.

Materico, ecco la parola.

Che qui si fa spartiacque.

Prima fotografia a corredo di questo brano.

Abbiamo il pittogramma, ed è materico.

Lo è perché è dipinto per terra, è fatto di bitume e vernice.

Sì, il simbolo della bicicletta.

La seconda fotografia allegata a questo articolo, ora.

C’è il pittogramma di una automobile, e non è materico.

Come credete che l’immagine sia stata realizzata?

La si direbbe una schermata di computer “nativamente”.

Nativamente?

Lo sarebbe se l’utilizzatore del computer avesse generato il disegno con un software, partendo da un file vuoto.
Invece è una fotografia.

Lo è perché ho ritratto con una mirrorless la schermata del computer di bordo della mia vettura.

Una mediazione che pareva neutra ed invece ha caratterizzato.

Lo ha fatto perché estremizzando il contrasto ha eliminato indizi della situazione estemporanea.

Non si capisce più che stavo brandeggiando una fotocamera dal posto di guida di una macchina, si pensa invece che ho riportato il prodotto “artificiale” di un programma.

Artificiale?

Questa parola abbiamo usato, e anche il verbo “generare”.

Eravamo partiti dalla matericità come spartiacque.

Il sembiante dell’automobilina è artificiale perché, diversamente da quello della bicicletta, non è verificabile come entità tattilmente granulare.

Crediamo di toccarlo, ma in realtà il polpastrello è in contatto con lo schermo del computer.

E la mediazione?

Già, la mediazione.

Abbiamo appreso che l’automobilina non è un evanescente ologramma: per portarlo a casa abbiamo utilizzato una macchina fotografica.

Che materica è, e che ha riprodotto una situazione altrettanto materica: un polveroso abitacolo.

Trattata l’immagine, si è invece creata l’illusione della digitalità esclusiva con un trattamento che prosciugasse, semplificando, il dato.

Un materiale al servizio dell’immateriale, ed insomma.

E dire che nulla, per intento intrinseco, qui è materiale.

Per intento intrinseco?

Ricordate:

Pittogramma = Significato + Simbolo.

Tutta rappresentazione, nessuna ontologica originale.

La bicicletta non è una bicicletta; l’automobile non è una automobile.

Con la prima non si può pedalare, con la seconda non si può attingere alla funzione di semovenza.

Solo per questo, però.

“Solo?!”, direte.

C’è una bella differenza, direte.

Solo i due manufatti in lamiera sono reali, il resto è solo evocazione.

Giusto, avete, ragione.

Nel contempo, però, abbiamo dato una sbirciata alla Vertigine Semiotica che la Fotografia è.

Realtà, riproduzione, evocazione.

Non muri, ma una fluida entusiasmante osmosi.

 

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Claudio Trezzani

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