Per non essere visto

A che distanza è proficuo guardare un’opera visiva?

In pittura, vi è chi consiglia posizionamenti diversi a seconda della corrente cui appartiene l’autore.

E chi specifica che un conto è la distanza utile alla visione d’insieme; altra cosa è approssimarsi per questioni tecniche (rendersi edotti del tipo di pennellata adottata).

E chi osserva che le condizioni cambiano a seconda del punto d’osservazione ed inclinazione, a parità della suddetta distanza.

E chi ricorda che gli autori stessi, in un certo periodo storico, hanno ideato e realizzato la composizione tenendo a mente le leggi della prospettiva e l’impatto che esse hanno sulla psicologia di chi guarda.

E chi correla la distanza alla proiezione retinica.

E chi stabilisce che in fotografia la distanza ideale è pari alla diagonale della stampa.

E chi interfaccia questo parametro – in proporzione diretta – alla diminuzione percettiva del rumore digitale.

E chi non manca di sottolineare che il concetto di prossimità è parte della teoria di Gestalt.

Ecco, prossimità.

Conditio sine qua non: se si è troppo lontani, ogni istanza perde senso.

Sì ha un bel discettare su fattori come il gradiente di tessitura: oltre una certa distanza, ciò che non si vede …non si vede.

Sapete, nell’iconografia affrescale delle chiese – non ebraiche e non aniconiche islamiche –  molti riquadri, anche in sequenza “fumettistica”, raccontano storie a beneficio degli illetterati.

Sovente, epperò, essi sono poste troppo in alto per essere apprezzate in ogni dettaglio.

Ma accade anche che talune opere siano fatte per …non essere viste.

Tipicamente, sopra lanterne di cupole.

E’ una concezione stupefacente, ma che resiste alla prova dei fatti.

Solo le divinità cui sono dedicate potrebbero aver contezza delle statue che aeree si librano sopra le chiese.

Oppure i volatili, non considerando la loro specifica incapacità a codificare siffatti manufatti.

I volatili, o la congiunzione tra oggetto e uomo.

Congiunzione tra oggetto e uomo?

Sì, il drone.

La fotografia a corredo di questo brano mostra una statua che è posta in posizione cuspidale ad una notevole altezza dal suolo.

Da terra si vede giusto un remoto barbaglio d’oro.

Eccolo qui, il remoto barbaglio d’oro.

Visto da vicino, si rivela come un’opera  la cui “secolare” discintezza – celio, ma non sino in fondo – potrebbe aver indotto la comunità ecclesiale a tenerla fuori dalla indagatrice portata umana.

Ecco, la fotografia con droni.

Restituire cose alla misura umana.

Dall’uomo all’uomo, ripristinando consapevolezza.

 

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Claudio Trezzani

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