Orwell, Nyx, e la notte dronuale

Ricordate Big Brother? Si, il dittatore di Oceania nel romanzo del 1984 di George Orwell.

del controllo serrato sulle persone. Sui luoghi, fotograficamente parlando, ci siamo già.

Almeno se ci riferiamo alle riprese dai satelliti: tutto il mondo è mappato.

Potremmo dire “a varie focali”, se consideriamo i diversi rapporti di ingrandimento selezionabili in Google Earth.

Tanto che quando usiamo un drone per effettuare fotografie in prospettiva zenitale, i dettami della privacy non si riferiscono più alla riproduzione dei luoghi in quanto tali, essendo essi già stati pubblicamente divulgati tramite il summentovato “orwelliano” programma d’iconografica condivisione satellitare, quanto piuttosto alle situazioni umane estemporanee che potrebbero essere colte.

Di più: visto che dall’alto in basso tutto è già stato visivamente realizzato, un fotografo potrebbe sentirsi defraudato dal suo ruolo.

A questo si può rispondere che l’inquadratura, nel suo essere scelta che include/esclude, rende ancora possibile un margine di individualità.

Ma vi è uno strumento assai potente per differenziarsi da questa impersonale mappatura zenitale: occorre rivolgersi a Nyx.

Si, la dea greca della notte. Il drone con l’oscurità incappa in vigorose composizioni dettate dalla luce. La luce residua, intendo.

L’illuminazione artificiale di notte tesse suggestive trame che si stagliano sulla neritudine che le attornia.

Appaiono così incantevoli cattedrali della notte: veementi trame che si impongono per il sapore astratto che esprimono.

A corredo di questo brano, due esempi.

Grazie Nyx, grazie drone.

 

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Claudio Trezzani

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