Obliquità o no

Ubiquità.

Possiedono i droni questo dono?

Be’, vanno potenzialmente dappertutto, ma non dappertutto nel medesimo tempo.

Obliquità, allora.

Be’, questo sì.

Come Leonardo scimmiottano gli uccelli.

L’espressione “a volo d’uccello”, lo sapete, convenzionalmente descrive una prospettiva inclinata verso il basso rispetto all’orizzonte.

Come fanno usualmente i volatili, lor capo leggermente inclinato all’ingiù.

Conviene i droni facciano lo stesso?

Espressivamente conviene, intendo.

Non estensivamente, mi vien da specificare.

Le due fotografie a corredo di questo brano palesano rispettivamente una ritrazione frontale ed una nella summentovata inclinata fattispecie.

Ciò non è privo di conseguenze, neutralmente considerate.

I droni rifulgono – quanto ad ortogonia – nelle riprese frontali: gli stabilizzatori con cui sono sovente equipaggiati provvedono a tenere l’orientamento di ciò che si suole appellare “bolla virtuale”.

Quando invece i gradi volutamente si discostano dall’orizzontalità non si possono non introdurre distorsioni prospettiche tanto maggiori quanto grandangolare è la focale montata.

E i droni, fortemente tendono all’ampio angolo di campo degli obiettivi.

Siamo approdati all’orizzonte panciuto.

Tenerlo? Modificarlo?

Può giovare un quesito preventivo: “serve” inclinare?

Convenire, servire, ho impiegato termini utilitaristici in un ambito che afferisce ad intenti di linguaggio.

Ed allora: se una immagine è stata realizzata “a volo d’uccello” perché la cosa è stata reputata consustanziale alla temperie emotiva, alla dinamica lessicale che si voleva infondere, l’intenzione può valere il sacrificio esituale.

In altri termini: orizzonte panciuto come effetto collaterale da digerire ed immolare sull’altare della vagheggiata atmosfera.

E tenerlo, panciuto, con ciò tornando al succitato quesito?

Tendenzialmente propendo per il no, con tutti i limiti di una correzione postproduzionale.

Ritengo eccioè che tale prassi vada centellinata cum grano salis.

Altrimenti il rischio dietro…l’angolo, letteralmente, è connotare fotografie e videografie con il marchio dell’Alterità

Forzata.

Alterità Forzata?

Il parallelo con la fotografia a brandizione terrestre potrà aiutare ad esplicitare il concetto:
abusando di quanto sopra descritto equivarrebbe a costringere un fotografo a usare solo obiettivi fish eye:
rispettabilissima scelta, ma parte di un mondo, non sua totalità.

E noi lo vogliamo abbracciare tutto, il mondo, nevvero?

 

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Claudio Trezzani

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