Occorsomi più volte, a proposito di fotografie recensite: in presenza di fatidiche parti anatomiche non tessilmente celate, l’AI implementata in socials censura, salvo pronto ripristino da parte della componente umana da me interpellata in seguito ad una sorta di ricorso.
Ergo: l’AI fa, l’uomo (o la donna, nelle Redazioni senzienti) smentisce.
Ovvero: l’umano intelletto sancisce che l’AI aveva “sbagliato”.
Ma cosa significa “sbagliare” in codesta temperie?
Errare per mancanza di cultura specifica?
Anteporre il mezzo al fine?
Non interpretare l’idea?
Lo sapete, divergenze registransi anche tra umani, da secoli.
Pontefici deliberano pittoriche pudende siano travisate.
Puritanesimi non impediscono a regine di rendere baronetti pirati.
Naturismi vengono confusi con nudismi.
Ogni volta, sottili distinguo o manichee dissertazioni.
Cultura specifica, scrivevo.
Cosa ha messo l’uomo dentro l’AI?
No, no è quello: ci ha messo dentro una pletora di nozioni sulle nudità in musei eppure l’AI tende a cassare ugualmente.
Anteporre il mezzo al fine; non interpretare l’idea.
Ecco sì, fuochino.
Fuochino, perché gli angoli d’approccio sono virtualmente infiniti.
Con spartiacque la consacrazione paludata, parrebbe.
Sì, la consacrazione paludata.
La benedizione del tempo che trascorre e sancisce, ed insomma: se una cosa sta al museo, vuol dire che la Storia l’ha approvata.
E qui – pei nudi – Modigliani, Corot, Gauguin, Grosso, Vallotton, Kirchner, Wheeler, de Chirico, Chagall.
Non sono cognomi a caso, pei nudi.
Perché corrispondono alle affinità che avevo ravvisato tra loro opere e una eccellente fotografia di Dwayne Martin.
Una delle quali l’AI ha cassato e l’umano ha riabilitato, nella conduzione dei siti di condivisione.
Qual’è il discrimine, allora?
Aver usato direttamente la mano (i pittori) piuttosto che mediatamente il dito (sull’otturatore, i fotografi)?
Ma come? E’ proprio la mano che inverecondamente accarezza.
Ancor maggior colpa dei pittori versus fotografi: il pittore concepisce ab origine; il fotografo testimonia.
Testimonia cosa altra da sé, non il suo essere (nei pittori, conversamente) artefice di fusione tra concepimento e realizzazione.
È allora materia d’intenzione?
Ecco, intenzione, finalità.
Cosa si voleva esprimere, quali reazioni s’intendeva suscitare.
Più che reazioni, intepretazioni.
Quali letture proporre, quali visioni rappresentare.
Lo sapete, potremmo proseguire a lungo, così.
Meglio allora sostare su una fotografia di Marcell Mellema (grazie Angela Lomele per la Tua sopraffina sensibilità divulgativa), qui.
Grafica, astratta eppur materica, elegante, sinteticamente concisa, tonalmente fine, sobriamente pregnante.
Non la boccerà, questa, l’AI.
Ma il problema è: quis custodiet ipsos custodes?
Lo esclamavano i latini, lo sapete.
Sono gli umani a mettere dentro cose nell’AI, eccioè.
Allo stato, non sono – ancora? – in grado d’infondere morale discernimento.
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Claudio Trezzani
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