Non senza parnassianità

“Per me un quadro deve essere una cosa piacevole, festosa e bella, si, bella! Ci sono già tante cose spiacevoli nella vita. Perché noi artisti dovremmo aggiungerne altre?”.

Così Renoir nel 1913.

L’uomo Qualunque di Guglielmo Giannini declinato in arte?

O l’Insostenibile Leggerezza di Kundera, il Diderot di “amico, non diamoci tutta questa importanza”?

Freniamo, se ‘aggrada.

Kundera e Diderot erano tutt’altro che leggeri; Renoir certo non superficiale.

È Théophile Gautier non era per nulla distratto quando coniò il celebre motto “l’ art pour l’art”.

Ecco, il Parnassianesimo.

Quel ribollente ed articolato movimento, nonché il sorriso della dama in barca brandeggiante ponderosa folding.

È la risposta ai corrucciati fotografi “militanti”, in giro pel mondo a ritrarre foschitudini.

Ed è materia per la fotografia di Ildar Sadikov a corredo di questo brano.

Che è “bella”, ma in accezione parnassiana.

Ovvero mirabilmente espressiva, non sterilmente calligrafica.

Ildar è russo, ma qui non siamo al “in modo russico, senza allegrezza” , la nota indicazione in partitura di Mussorgskij.

Arreca nocumento al serioso rigore documentativo il fatto che Ildar non sia immemore della lezione luministica di

Caravaggio e Velasquez?

Proprio per niente, ca va sans dire.

Questa fotografia è estetica, non estetizzante.

Giova ricordare che il lemma non costituisce parolaccia. αἴσθησις viene da verbo αἰσθάνομαι, che significa percepire attraverso la mediazione dei sensi.

I neuroni si mettono al lavoro.

Una fotografia erotica propizia turgidità ed umidore.

Una artistica catalizza la sindrome di Stendhal.

Dissertate pure di socialità, povertà, ruralità, urbanità, se ve ne punge vaghezza: l’immagine di Sikov ve ne fornisce spunto.

Purtuttavia è dolce naufragare nelle pieghe di luce generate da quell’erta saetta che diagonale irrompe dalla finestra.

Rudemente, ma creando intime suffositudini.

Radente rade perché scava.

Coglie moti, ripiegamenti, intenzioni.

Non solo pietanze subbollono, lì.

Crepitano anime ed inanime, lì.

Un coro discorde s’eleva.

Fremente, silente, fervoroso.

 

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Claudio Trezzani

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