Movimenti e prospettive

Siamo a terra, in collina.

La nuvolosità è intensa e mobile, al limite generativo di fenomeno precipitatorio. La percezione terrestre, tuttavia, è caratterizzata da buona visibilità e da un certo grado di staticità.

Eleviamo ora il drone, mandandolo a vedere cosa succede in quota.

Già ad una altitudine moderata, si è sopra le nuvole.

Comandiamo al drone tramite il radiocomando di puntare l’obiettivo zenitalmente al suolo: subito il senso di movimento delle nuvole  apparirà accentuato, anche mantenendo il drone stazionario.

Assistiamo così ad una mutazione percettiva a parità di scenario (nel senso che il drone non si è spostato dalla verticale che cade sul suo conduttore): mentre da terra si aveva una sensazione di staticità, già a moderata quota il movimento delle nuvole appare accentuato, e ciò a dispetto del fatto che il fattore d’ingrandimento assicurato dall’obiettivo (il cui angolo di campo corrisponde a quello fornito da un 24 mm su formato Leica) sia minore rispetto a quello dell’occhio umano.

Ciò accade perché il drone si trova più vicino (di poco sovrastandole) alle nuvole, e le inquadra dall’alto in basso. Registriamo così una peculiarità dronuale: il cambiamento percettivo è stato reso possibile dalla concomitanza di due fattori, la posizione e la prospettiva.

Situazione questa irriproducibile in ambito terrestre, ove è sì consentito in talune circostanze elevarsi sopra il complesso nembico, ma non rivolgere il capo perpendicolarmente al terreno ed al contempo godere di un’ampia visuale inostruita.

Facciamo ora muovere il drone, e nella stessa direzione verso cui spira il vento: avremo la compresenza di due velocità tipicamente differenti: quella del drone e quella delle nuvole.

Se l’obiettivo inquadrerà anche veicoli, avremo un effetto moltiplicatorio delle differenze, reso ulteriore dalla eventuale presenza di traiettorie inverse.

Va da sè che se la direzione del drone differisce da quella del vento (e della strada eventualmente compresa nell’inquadratura) l’elemento angolare fornisce agli amanti della matematica ulteriori facoltà di calcolo.

Abbiamo così appurato che a certe condizioni il drone elargisce una sensazione di movimento anche in una situazione di relativa staticità, e che aggiungendo il suo proprio movimento aumenta la presenza della variabili in gioco.

Va inoltre considerata la particolare potenzialità di moto del drone, con la sua intensità di tasso acceleratorio e deceleratorio, e possibilità di accedere ad ogni inostruita direzione.

Questo mio filmato consta di quattro sequenze: mentre tre di esse sono zenitalmente orientate, la rimanente presenta una inquadratura comunemente definita a “volo d’uccello”, ovvero simulante la visuale di cui goda un volatile con il capo lievemente reclinato verso il basso.

È una prospettiva che adotto assai raramente poiché reca lo sgradevole effetto collaterale di conferire distorsione prospettica nei confronti degli oggetti al suolo, ma che talvolta può essere impiegata per rilevare uno sguardo d’insieme.

Le quattro sequenze sono state variamente accelerate per esigenze di ritmo narrativo, ma moderatamente: questo contenuto espediente non inficia le considerazioni pregressamente esposte a proposito della percezione relativa del movimento. In sintesi: la navigazione aerea con droni – quando effettuata con cattura videografica – offre una lussureggiante varietà di possibilità dinamiche ed inquadratorie.

Esse meritano ciascuna un’opera di approfondito scandaglio, al fine di sondarne la configurazione sia intrinseca sia di relazione con altre opportunità connettibili

Si tratta cioè di trovare misura – che, si noti, non significa univocità di esito – nel loro uso individuale od abbinato, sempre al servizio di quella armonia espressiva  (o, episodicamente, di una disarmonia “frizionale” che connoti uno sporadico iato ai fini di sporadica cesura) che può essere ritenuto un prerequisito di un omogeneo linguistico fluire.

 

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Claudio Trezzani

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