Mister Bug e il Collo di Bottiglia

Un Lodi / Roma / Lodi a bordo dell’ammiraglia Mercedes.

No, non è mia, sono solo ospite.

La macchina “va in protezione”, usando un grossolano eufemismo in voga: riscontrando anomalie inesistenti, riduce drasticamente l’erogazione di potenza.

Piazzuola di sosta, spegnimento del motore, telefonata all’assistenza.

La scena si ripeterà varie volte, senza risolvere. Così al ritorno e – m’informerà il proprietario – anche dopo, per giorni.

In quel periodo un dirigente industriale di vaglia mi disse: “sull’elettronica tutte le marche si sono spaccate le corna”. Anche le più blasonate, come abbiamo appena visto.

Il paradosso è questo: la Mercedes si è meritatamente costruita una reputazione di affidabilità che poggia sul sovradimensionamento dei componenti, sulla loro qualità intrinseca e di montaggio, su di una potenza specifica inferiore a quella dei rivali diretti, che si traduce in un regime di rotazione massimo più contenuto, che favorisce la longevità del motore. Ebbene, questa conclamata – e, sino a quel momento, provata – affidabilità dell’hardware crolla per colpa del software.

Già, basta un sensore che fa le bizze e tutto il sistema è compromesso. E in fotografia?

Verrà il tempo che i nostri anziani – seduti sotto ad un pergolato a lato di un campo di bocce e con una caraffa di vino sul tavolo – solennemente sentenzieranno: “guardatevi dagli aggiornamenti”. Indi specificheranno: “fateli solo se avete problemi con la versione firmware precedente”.

Perché sì, gli aggiornamenti possono apportare problemi, eccome.

Siamo sempre alla faccenda di hardware e software: il mio drone Dji ha uno splendido stabilizzatore meccanico a tre assi, che funziona mirabilmente. Poi però arriva uno gnomo maligno, Mister Bug: ad un certo punto il filmato si capovolge. Il drone si è ribaltato?

No, è Mister Bug che si è intromesso.

In una diversa occasione Mister Bug si è incaricato di illustrare l’einsteiniana Teoria della Relatività: si è messo a stropicciare, tirandola e dilatandola, la scena del filmato onde mostrare l’effetto della curvatura spaziotemporale. Succede poi che un filmato successivo mostri instabilità di colori ed episodi baluginamenti.

No, questa volta Mister Bug non c’entra.

Gli è, manzonianamente, che il conduttore del drone non si è preoccupato di impostare adeguate impostazioni manuali. Quali?

Non solo diaframma, tempo d’otturazione, sensibilità ISO: anche bilanciamento del bianco regolato su di una gradazione Kelvin adatta alla circostanza. Il drone si muove, anche velocemente. E soprattutto, ruota.

Se prima di effettuare un filmato non avrete operato regolazioni congruenti, vi è la possibilità – non la certezza, in situazioni di relativa stabilità di luminosità e cromie potrebbe non accadere – che il filmato accusi le succitate anomalie, che sfregeranno la sequenza irrimediabilmente.

Dunque, guardateVi da Mister Bug, è sempre in agguato.

Ma talvolta, la colpa è nostra.

 

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Claudio Trezzani

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