Mente & Braccio

Avere una idea.

Realizzarla.

Quanto conta la prima istanza e quanto la seconda?

Stiamo parlando d’arte, ergo svincolata da preoccupazioni di mera pratica utilità.

E certo le summentovate istanze non possono abdicare a congiunzione.

Dovremmo allora ragionare in termini percentuali?

L’importante è l’idea, l’importante è la realizzazione?

Siamo approdati alla Mente ed al Braccio, il titolo di questo articolo.

Louis-Philippe Provost si ricollega a ciò che nella sua lingua potrebbe definirsi en dehors des lignes.

Fuori dal coro, ed insomma.

Dei sei allineati manufatti, solo uno è scompigliato.

Poeticamente scompigliato.

Tricologicamente scompigliato.

Solo lui esprime.

E lo fa perché – fuori dal coro di coloro che subiscono indicazioni altrui – prende una iniziativa, e la prende felice.

E felice è la messa in opera di Louis-Philippe.

Ha ben pensato, ha ben fatto, Louis-Philippe.

Perché il registro stilistico della sua fotografia è condensabile in un solo sostantivo: finezza.

Oh, non starò a ripercorrere i presupposti del pascaliano esprit de finesse: chiunque veda la succitata fotografia può avvedersi immediatamente – instintivamente o razionalmente, l’intreccio è inscindibile – che promana qualità.

Lukasz Pietrzak, ora.

Anche lui ha ben pensato e ben fatto.

Anche la sua opera promana qualità.

Occhi vincono mani.

Sopracciglia collinarmente corniciano occhiali.

Sì, collinarmente.

Il loro morbido – boscoso – andamento coincide con le curvature delle lenti.

E questo è un ulteriore felice distacco.

Felice distacco dal coro, dalle righe.

Così come gli occhi non possono vincere le mani, le sopracciglia non possono non debordare dalle lenti, nella vita non accade.

Ed invece nella vita accade.

Nella vita interiore di Lukasz portata alla luce – ancora: la Mente & il Braccio – dalla sua opera fotografica.

Che è fine – quindi di plausibilità linguistica – per come è magistralmente condotta nella generale esecuzione e nella tonale omogeneità.

E’ giunto il momento del paperino di Laura Dal Moro.

Laura è una fine intellettuale, possiede rara arguzia.

Per cui, la sua inserzione in un social del paperino va ben oltre l’intento ludico.

E’ per ciò che metaforicamente fà, il paperino.

Gli occhi non possono allontanarsi così, ma anche se osano l’impossibile appartengono comunque alla dotazione originaria del paperino.

Ecco, così in Fotografia, quando l’esito è alto.

Forzare cose, senza rinnegare l’esistente.

Portare oltre, senza dimenticare le origini.

Oltre, ovvero più in alto.

 

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Claudio Trezzani

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