Mater artium necessitas

Mater artium necessitas, la necessità è madre di abilità.

Per gli anglosassoni: necessity is the mother of invention. Togliamo ora “t” e l’ultima “n” a quest’ultimo lemma: siamo tornati al latino. “Invenio”, io trovo.

Proprio così: si ha la ventura d’imbattersi in un ostacolo, e reagendo si trovano altre cose. Siamo al fare di necessità virtù, al trarre opportunità da un limite.

Succede in ogni ambito, la fotografia non fa eccezione.

Siamo agli albori, non è ancora possibile trattare il colore.

E anche dopo, il colore costa e presenta qualche inconveniente. Il bianconero assurge a linguaggio.

Sublime, perché prosciugato. Il segno diviene potente, e come dice il Maestro Berengo, l’attenzione non è stornata da valori altri (i colori).

La vignettatura: portato quasi fisiologico di obiettivi a generosa apertura, lo si volge a strumento espressivo acciocché l’occhio si concentri su ciò che importa.

Le aberrazioni ottiche: qui il campo è minato, poiché se anche in talune occasioni esse conferiscono un sapore cinematografico, sempre più spesso il postproduttore videografico le inserisce a bella posta inseguendo deleteria crassità d’odierno costume.

Siamo ora approdati alla fotografia posta a corredo di questo brano.

Direste che il cerchio in primo piano – la sommità di una ciminiera – si trova alla distanza  altitudinale di svariate decine di metri rispetto al suolo dello sfondo?

Eppure è così, evidenziando come in condizioni estreme persino da un obiettivo grandangolare – il cui angolo di campo corrisponde a quello di un 24 mm su formato Leica – si può ottenere la compressione dei piani.

Ora concentriamoci sulle due bocche emissive: spaventosamente distorte. In fase di ripresa avevo usato l’accortezza di porre il centro dell’inquadratura esattamente al centro della ciminiera, sapendo che avrei sortito questo risultato.

Diversamente, se avessi posto il centro dell’inquadratura al centro di una delle due bocche emissive, l’altra sarebbe risultata ancor più deformata.

La lezione è: non sempre da un limite scaturisce una opportunità.

Non sempre la necessità – in questo caso non poter prescindere da una focale grandangolare – schiude nuovi orizzonti.

Talvolta si tratta meramente di una questione d’ inadeguatezza.

E la perdurante rarità di focali lunghe sui droni costituisce un severo ostacolo al dispiegamento di un linguaggio. I mezzi, in sintesi, debbono essere al servizio dell’intenzione, non sostituirsi ad essa.

 

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