Luminosa oscurità

Giorni fa leggevo l’eccellente giornalista Cristiano Tassinari citare Mark Twain, laddove menziona la “dark side” delle cose.

A corredo del pensiero vi era l’immagine di una eclissi di sole.

Ebbene: eclissi a parte, quel tipo d’immagine io ce l’ho in casa, e dimostra come una oscurità può essere molto luminosa.

Spiego, spiego…

Delle due fotografie a corredo di questo brano, quella con il disco attorniato dal buio è affine alla situazione pregressamente evocata.

E no, non è la luna di notte.

Semplicemente, è la ritrazione di una plafoniera a soffitto esponendo per le luci (e no, non vi è clipping).

L’altra immagine mostra la medesima inquadratura, ma diuturnamente.

Matrice astratta senza fare nulla di diverso che mettersi davanti e scattare.

Più che davanti, sotto.

Ciò ci conduce ad una ulteriore considerazione: ciascuno di noi in casa propria ha uno scenario simile, è sufficiente prestare ad esso una attenzione specifica.

Fare, come è d’uso appellare, “mente locale”.

È un restringere la mente per dilatarla, e – seguitando con l’ossimorico paradosso – trovare luce nella parte oscura.

Ecco spiegata la mia summentovata affermazione.

Luminosa oscurità diviene così metafora di un approccio psicologico che illumina un particolare usualmente negletto per infondervi la vita di una lettura non letterale.

Oggidì i sempre più diffusi schermi di visione basculabili promettentemente catalizzano il processo, esercitando sprone a concepire la realtà in guise alternative.

La fotografia è mezzo espressivo in grado di sbalzare all’evidenza la poliformità del sembiante, senza che ciò comporti ipso facto un tradimento della fedeltà riproduttoria.

Costituisce, ed invece, un viaggio che si innesca ad otturatore premuto, e che ha diverse mete quanti sono i potenziali fruitori.

 

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Claudio Trezzani

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