Loro e noi

Visto il filmato a corredo di questo brano?

Dura appena un secondo e mezzo.

E mostra una cosa bella che diventa brutta.

Non in sè stessa, beninteso.

Perché i piloti di caccia militari sono bravissimi, e questo loro schizzar via dopo essere stati appaiati risponde a due diversi ordini di esigenze: spettacolo, quando è una esibizione; servizio operativo, quando sono in missione.

Ma adesso arriva la cattiva notizia: quando la facciamo noi, questa cosa qui, è una cosa orrenda.

E la facciamo tutto il tempo.

È una offesa?

Eccome se lo è.

A loro – gli obiettivi – e a noi, i fotografi.

Cominciamo da loro.

Sapete, non è facile essere corretti.

Se poi coprono un ampio angolo di campo (in minor misura, il caso opposto) ci vuole un attimo ad essere maleducati.

Particolarmente se – da zoom – si tenta la conciliazione degli opposti.

Il risultato?

Può anche succedere di avere una distorsione superiore al 5 %.

La vediamo?

Non sempre, ma sempre la subiamo.

Da quando la progettazione degli obiettivi è massicciamente aiutata dal computer, si possono fare meraviglie.

Ma anche stringere un patto con il diavolo.

Malvenuti nel mondo della correzione in camera.

Quando nativamente un obiettivo è sofferente, i costruttori somministrano una cura digitale.

Dopo aver preso la medicina, noi vediamo una distorsione – poniamo – del 2%.

I fabbricanti non la correggono tutta sia perché – come vedremo tra un attimo – il rimedio non è indolore, sia perché intendono conservare un certo tasso di naturalità, con ciò intendendo il lasciare indizi del tipico storico comportamento di una fascia di lenti.

Torniamo all’Obiettivo Due Percento.

Lui, prima della cura equina, è un Sei.

A vederlo nudo, c’è da piangere.

Cosa fa allora il software?

Lo maltratta ben bene.

Tira di qua, spingi di là.

Punto rilevante: non tutti gli obiettivi presentano una tendenza distorsiva univoca ed omogenea.

Non dico che si arrivi al bitorzolo, ma può capitare di registrare una compresenza di barilotto e cuscinetto.

Ed allora la correzione diviene ancora più deleteria, o vana.

Immaginiamo però che questa correzione sortisca discreti risultati.

Ebbene, l’immagine ora non ha più la stessa risoluzione e, addirittura, lo stesso angolo di campo.

Il primo se ne è andato con il tira e molla; il secondo con la necessità di scalare l’inquadratura, considerato che correggere è spostare.

Bene, allora evitiamo questi obiettivi qui.

Fatto?

Ecco, adesso la colpa è tutta nostra.

Abbiamo un obiettivo corretto, ma in un attimo roviniamo tutto.

In questo articolo intendo accennare ad un particolare ambito.

Mi riferisco ai video, specie su YouTube, in cui la prova di attrezzatura fotografica viene intervallata da riprese del recensore in interni.

Ora, sgomberiamo il campo da equivoci.

Cento volte meglio un recensore che conosca alla perfezione la materia e abbia allestito uno studio sciatto, piuttosto che una presentazione di contenuti di modesta caratura rivestita da una ambientazione curata.

Su ciò immagino tutti converrete.

E tuttavia, troppo spesso assisto a scene terrificanti.

Il recensore preso da vicino con un grandangolare spinto, e orientato storto.

Ricordate il filmato citato nell’incipit?

Ecco, metaforicamente è  proprio quella roba lì.

Avevamo gli strumenti giusti, ma siamo partiti per la tangente.

E poi, l’assetto della sala.

Pulizia formale, qui è un valore.

Ma non si finisce mai.

Tempo fa realizzai un video in cui parlavo.

Muro bianco, camicia bianca.

Null’altro, e luce diffusa.

Poi però aprivo bocca, e la mia abominevole pronuncia inglese gettava fosche ombre sull’intero filmato.

Tutto ciò considerato, torno ad appellarmi alla bolla.

Sì, la raccomandazione è – se realizzate dei video illustrativi – di non rovinare tutto con un posizionamento errato o noncurante.

Obiettivi appropriati, e oculata cura nelle disposizioni.

Scena sobria, solo elementi pertinenti e congruenti.

Illuminazione adeguata.

Specie oltreoceano, capita di vedere spensierati ragazzotti con il berretto all’incontrario.

Poi però, esaminando il backstage, si rinviene un fior d’impianto illuminatorio.

Complesso, vario, ben studiato.

E gli obiettivi, ben piazzati.

Non incorrete, per favore, nell’errore di presentare un obiettivo macro e riprendere la scena con una action camera dotata di fish eye.

Ecco, i piloti militari.

Basta un attimo per partire per la tangente.

Quando lo fanno loro è cosa virtuosa.

Noi, no.

 

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Claudio Trezzani

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