L’ora di geometria

Condizioni ideali.

Non per il vento, esso spirava con preoccupante decisione.

Ma il sole non era ancora sorto, e ciò massimamente giova nella visione zenitale.

Niente ombre, ed insomma.

Ma nello scenario vi era un fattore ben più importante dei succitati.

Pulizia formale, quella cercavo e quella ho trovato.

Cava in campagna, all’alba.

Immaginate che “sporcizia” nell’inquadratura se avessi brandito la fida reflex per ritrazioni frontali.

Sterpaglie, pali, cavi da utenze energetiche, arrugginiti manufatti, forse un casale in lontananza.

Per fortuna – propiziata – avevo meco il drone.

Tutto sparito, così.

Tra i 20 e gli 80 metri d’elevazione, e guardare in giù.

Eccola qui, la pulizia formale.

Giusto l’acqua ad attorniare sobrie geometrie.

Sì, 4 immagini di matrice grafica a corredo di questo brano.

Con niente a distrarre dal cuore dell’espressione, l’attenzione deve rimanere desta.

Ed intensa.

Ragionarci su con passione.

Prima fotografia.

È degno il segmento centrale a fungere da protagonista?

Non è una decisione da prendere alla leggera.

Vi sono spinte divergenti nell’immagine.

Curvando, più che reclamare peso, condizionano.

Sì, concentriamoci sul segmento centrale.

Come evidenziarlo?

Concedendogli l’onore del parallelismo con i margini laterali dell’inquadratura.

Altra fotografia, qui non riportata.

Il summentovato onore ho concesso al segmento in basso.

Per quale ragione?

Perché così è da lì che si dipana la matassa.

Il fusto s’erge saldo, e solo salendo diviene serpente.

Seconda fotografia.

Non vi è necessità che v’illustri qual’è il protagonista.

Ma a cagione della propaggine laterale, va riposizionato.

Una ratio tra i lati di 5 : 7 provvede ad una congruente assegnazione dei ruoli.

Terza fotografia.

Un rapporto d’aspetto di 16 : 9 asseconda lo sviluppo del manufatto.

Che è spinto da un braccio.

Ove collocare questo, esige ulteriore riflessione.

Quarta fotografia.

Ora la forza vettoriale è univoca.

In altre versioni l’oggetto insiste di più nello sviluppo (è ripreso da maggiore altitudine).

Qui, da vicino, cambia tutto.

Ancora cogenti – da cui il rigore delle disposizioni – sono le geometrie, ma vi è un elemento nuovo.

Esso è il rosso.

C’è sempre stato, ma prima non ci interessava.

Perché si scorgeva a malapena, non rivestiva funzione nell’economia dell’immagine.

Ora no, il suo rilievo è imprescindibile.

Fa divenire significativi i colori, e grazia è avere l’acqua nel complementare verde.

Abbiamo finito?

Sì, temporaneamente.

Perché occorre prolungatamente soffrire, ogni volta.

Dolcemente soffrire, con fine godimento.

“Morirci dietro” a queste cose, come si suole definire.

Perché basta un millimetro a pregiudicare il segno.

Cioè il senso.

Fotografare è scegliere, cruciale esercitare cognizione di causa.

 

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Claudio Trezzani

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