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L’opportunità di spaziare.

In fotografia si suole ribadire la necessità di fare un passo indietro oppure uno avanti, onde guadagnare la migliore inquadratura.
Si dice: meglio una focale fissa e scarpinare, piuttosto che pigramente cercare quel che si vuole variando l’ingrandimento con uno zoom.
Giustissimo, pienamente approvo.
Perché spostarsi e ragionare, in fotografia, è il meglio che c’è.
Purtuttavia, non sempre si può essere ove si desidera.
Principalmente, spesso non ci si può elevare.
Ecco allora i droni: dove non possiamo noi, giungono loro.
La fotografia qui allegata mostra le limitazioni di chi non vuole essere imprudente quanto il mitologico Icaro: non abbiamo le ali, non possiamo sopperire alla mancanza d’esse se non ricorrendo ad aiuti esterni.
Dunque, da terra non potevamo fare altro che documentare da sotto.
Con un risultato insoddisfacente: anche mimando alla..bruttepeggio tramite postproduzionale tecnica ciò che si sarebbe ottenuto con un obiettivo decentrabile, permane la castrante realtà che mostrare una cosa solo da sotto è lungi dall’essere esaustivo di poliedrica illustrazione.
Ecco allora il drone.
Si può essere ove si desidera, è un servizio che si reca alla molteplicità dell’essere.

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