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L’importanza di conoscenza e trasgressione

Perché nel titolo ho parafrasato la celeberrima commedia di Oscar Wilde?

Peroro venia se rispondo iniziando da una ulteriore domanda: perché i canoni sono importanti?

Lo sono in quanto custodi delle migliori esperienze stratificatesi nel tempo in qualsivoglia campo dello scibile.

Essi rivelano quanto di meglio è stato elaborato, mirabilmente coniugando efficacia e profuso talento.

Esercitano una ineludibile funzione di guida per chiunque intenda applicarsi ad una disciplina, rappresentando  una potente opportunità d’espressione all’interno dell’apprendimento.

Perché si è liberi se si sa, non se si vuole.

A questo proposito, la fotografia ha fatto tesoro di canoni quali la sezione aurea, la spirale di Fibonacci, la regola dei terzi, mutuandoli dall’ambito artistico e felicemente situandoli tra visuale grammatica e sintassi.

E però, i canoni non godono di proprietà pancomprensive ed immutabili. Occorre ogni volta riparametrarli al vissuto di ogni singola fotografia.

Delle quattro qui presentate, nessuna si uniforma alle summentovate regole.

Perché non si tratta di foto di valore, ma ciascuna trae alimento dalla ossimorica figura di gioiosa sofferenza: ognuna, pur lungi dal disdegnare  la veemente forza gravitazionale del canone invalso, vi si immerge ma poi sortisce esiti differenti.

Gioiosamente soffre della macerazione su ogni millimetro aggiunto od eliso, su ogni grammo di peso attribuito o negato nell’economia inquadratoria. Perché è di vitale importanza conoscere, approfondire, applicare, ma qualsiasi necessità endogena prevalica una istanza eteroindotta.

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