L’eterogenesi

Software per dipingere al computer ve ne sono da tempo.

Ultimamente è apparso il filtro “real paint effect” di www.the-orange-box.com, concepito come plug-in entro Photoshop.

Fornisce una granulosa texture di sapore pittorico da sovrapporre ad una propria fotografia.

È personalizzabile, nel senso che dopo applicata si può navigare dentro i suoi numerosi livelli per modificare, graduare e mascherare le sue impostazioni.

È un prodotto articolato e di pregio, ma io non lo uso.

Purtuttavia, nessun fotografo possiede una autentica verginità da filtri, se ricorre alla postproduzione.

Ogni comando di Photoshop è un filtro, estremizzando il concetto.

Ciò stabilito, il discrimine è la visione individuale.

Quando sovrappongo una trama – precipuamente sui ritratti – la traggo da altra mia fotografia, e poi la stendo in modo selettivo e ragionato, con innumerevoli passaggi e sfumature.

È ciò che ha fatto anche Lucian Olteanu.

Qui abbiamo un suo seducente bianconero.

Il disegno non opprime, consente il respiro.

Ha una direzione distonica rispetto allo sguardo del soggetto, questo disegno.

Tira a destra, mentre l’occhio anela a un sinistro lontano.

Ma non vi è frizione.

Perché mentre la trama pare chiamare lacerazione, l’occhio anela senza bramare.

Sì, anela senza bramare.

Ce lo dice l’atteggiamento della bocca.

Tra appagamento e quiete.

Così, le divergenti spinte si contemperano.

E la membrana è psicologicamente porosa.

Non vieta, non preclude.

Offre resistenza, non la commina.

Aggiunge dimensione a un compiuto aperto all’ampliamento.

Tutto si espande, senza costrizione.

 

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Claudio Trezzani

https://www.saatchiart.com/account/artworks/874534

 

 

 

 

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