L’effettività

Obiettivi per ritratto ed esigua profondità di campo.

Un effetto da molti perseguito, ed a ragione.

L’attenzione si focalizza sugli occhi, lo sfondo tende all’inintellegibile.

L’attenzione…

Sì, attenzione.

Dell’equazione parte essenziale è la distanza tra fotocamera e soggetto.

Se si opta per un piano ravvicinato, i parametri vengono declinati ad insospettabili esiti.

Sapete, una volta la distanza minima… media per una lente di focale normale o moderatamente tele sfiorava il metro.

A queste condizioni anche una apertura relativa massima di f1,4 non può garantire una estrema sottilità del piano di fuoco.

Ed il cinema ci ha insegnato in innumerevoli sequenze l’intensa suggestione emanata da volti che occupano l’intera inquadratura.

Al riguardo, due sono le fotografie allegate a questo brano.

Nella prima, già la porzione posteriore delle guancie è fuori fuoco, così come la punta del naso.

Nella seconda, il naso è sfuocato sin dalla radice, così come la parte centrale dei baffi.

Con quale obiettivo ed a quale diaframma pensate siano stati realizzati gli scatti?

Sì, lo so che stenterete a crederlo.

Perché la risposta è: f 4 con il Fujinon 50 mm f 2 R WR, montato su mirrorless APS C.

Dunque:

  • sensore non grande
  • diaframma non molto aperto
  • teleobiettivo giusto rientrante in questa nominale categoria.
  • rapporto d’ingrandimento ancora lontano dal macro.

Eppure, anche se ciascuna di queste caratteristiche non fa certo pensare ad una forte sfocatura laddove non si è focheggiato, il risultato è stato ottenuto mercè la non ampia distanza rispetto al soggetto.

Naturalmente distanze ravvicinate vanno osate solo per focali che possono intrinsecamente garantire una naturale proporzione delle parti del viso.

In questo caso, una focale equivalente a 75 mm sul formato Leica, giova.

Emerge così l’importanza della pratica sul campo:
solo la verifica prassuale conferisce senso ai dati tecnici conosciuti.

Sapete, gli americani amano impiegare il verbo “to dive in” a proposito del passaggio alla fase esecutiva, in fotografia.

Ecco sì, tuffarsi.

Ogni volta la lente tenta con fervore di penetrare il mistero che è in ogni cosa.

 

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Claudio Trezzani

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