Le Relazioni Reciproche

Si tratteranno qui due temi che sebbene in senso etimologico presentino affinità (concernendo entrambi il concetto di in-quadrare), divergono per ambito applicativo. Il primo tema afferisce la tecnica dronuale. Il problema è ricorrente e, purtroppo, di vasta riconducibilità: sovente dopo aver  aeralmente  raggiunto il luogo delle operazioni, non è tecnicamente possibile abbassarsi quanto sarebbe necessario.

Per spiegare come si arrivi a ciò occorre far ricorso ad una telegrafica premessa: non essendo praticabile decollare da piazze dei centri storici (occasionalmente è possibile chiedere autorizzazioni all’ENAC, ove ne ricorrano le condizioni, ma si tratterebbe comunque di generare rumore molesto se di prima mattina, o di lambire persone se più tardi), può essere necessario decollare da luoghi aperti più distanti.

Così però appare subito una ineludibile criticità: dopo aver raggiunto il sito in quota, come ci si abbassa un po’ – tipicamente: per essere alla stessa altezza della sezione mediana di un campanile – il contatto radio tra drone e consolle di comando si affievolisce o si perde. Ciò non ha ricadute negative sulla sicurezza (spiegavo nel dettaglio in un precedente articolo come impostare correttamente il ritorno in volo automatico) ma in tal modo viene va mancare l’obiettivo della sessione fotovideografica.

Come mai questo accade? Sul radiocomando del drone vi sono delle antenne che possono comunicare con il drone solo in assenza di ostruzioni. A seconda di quanto si frappone tra il drone ed il radiocomando varia enormente non sono la distanza percorribile, ma anche l’escursione verticale. In generale, sarebbe meglio partire da una posizione piuttosto elevata, ma spesso ciò non è possibile. Una regola che – pur nei limiti dell’empirismo – fornisce una idea della situazione è la seguente: puoi raggiungere ciò che vedi. Il che significa: se nel punto in cui fai decollare il drone vedi ad occhio nudo il soggetto, esso potrà essere raggiunto.

Nel caso delle due foto a corredo, rispetto ai miei standard operativi posso parlare di una sessione mancata: non ho potuto abbassare il drone quanto avrei voluto (ovvero all’altezza della sezione mediana dei campanili, come già esplicitato) e così è venuta meno la finalità dell’intrapresa. In tali frangenti può sorgere la tentazione di inclinare verso il basso la fotocamera, nella prospettiva appellata “a volo d’uccello”: questo mi fornisce l’occasione per introdurre il secondo tema di questo articolo.

 

Posto che la summentovata visione apporta marcate deformazioni prospettiche, con l’odierna proliferazione di software di ottimizzazione fotografica si sarebbe indotti a ritenere che qualsiasi incongruenza può essere sanata nel flusso postproduzionale, ma non è così.

È una questione di relazioni reciproche: anche se i programmi di ritocco recano una pletora di comandi sia manuali che automatici per interventi “chirurgici” su questi elementi, ciò che non può essere ripristinata è la relazione reciproca tra i singoli componenti dell’inquadratura: riconducendone uno a “correttezza” si pregiudicherà la rappresentazione di un altro.

Questa istanza geometrica mi conduce a gettare uno sguardo sulla situazione generale della scena ritratta: benché un conduttore di un noto programma televisivo inglese sull’arte abbia affermato che in Italia le chiese abbiano tutte lo stesso orientamento cardinale (bisogna però ammirare l’entusiasmo eteroctono per il patrimonio artistico italiano, contrapposto alla nostra colpevole ignavia) le foto allegate smentiscono tale asserzione nella maniera più categorica. In tema di orientamento, in una delle piazze di questa città notiamo un esito che trova più nota applicazione nella senese Piazza del Campo: il tentativo di conferire un sapore ellittico allo spazio.

Nel presente caso questa intenzione è risolta con il ricorso a mezzi eterogenei benché concomitanti: per ottenere la curvatura degli edifici attornianti la piazza si opera ciò che definisco una discontinua seghettatura: l’andamento curvilineo è ottenuto in parte intervenendo sui muri stessi dei singoli edifici, in parte accostando altri casamenti dalla segmentazione in sè rettilinea, ma divergendo di pochi gradi tra un edificio ed il suo contiguo.

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