Le mirrorless e gli.. antichi latini

Il filosofo Galimberti non perde occasione per sottolineare l’azione nichilista delle mode.

Mi aggrego alla deprecazione. Se all’origine vi scorgo una  comprensibile umana debolezza – dato il musicale “la” ad una prassi od a un pensiero, la massiccia adesione si spiega con la volontà di non apparire dissonante, il che risponde ad un profondo desiderio di integrazione – d’altro canto aborrisco l’abdicazione all’esercizio della ragione che spesso vi si accompagna.

cappelli da baseball indossati con la visiera posata sulla nuca, l’ombelico scoperto d’inverno a propiziare disturbi digestivi, i così appellati SUV, e… la sottrazione dello specchio riflettente nelle fotocamere ad obiettivi intercambiabili.

Eppure, l’oggetto è degno dell’attenzione profusa dai fratelli Grimm al parente magico della favola.

Procediamo con ordine. I fautori di questa soluzione argomentano: minor peso, minor ingombro. Bene, diminuire la fatica è cosa buona e giusta, apporta lucidità (mi annovero tra i più integralisti sostenitori del cambio automatico nelle automobili). Ed inoltre, la praticità… Un momento, cos’è la praticità? Avere più spazio nello zaino e minor gravame sulla schiena, d’accordo. Ma poi, al momento dello scatto… Avete presente il concetto di ergonomia? Certamente sì.

Appurato questo, cosa avete montato sulla Vostra mirrorless? Un obiettivo pancake? Suvvia, sapete di non averlo fatto.

Prediligete le focali corte, e questo va a Vostro onore, configurandosi un abbinamento preferibile con una senzaspecchio. Poi però, ancora a Vostro onore, l’obiettivo lo volete di qualità, e che sia luminoso.

Benvenuti nel mondo dell’incongruenza: la fotocamera diviene trascurabile appendice di un vetro lungo e pesante. L’ergonomia se ne è andata. Non solo l’insieme non è più leggero, ma diviene sbilanciato. E a prescindere dal centro di gravità, non bene impugnabile. Percorso a ritroso dei costruttori: spuntano guancette più pronunciate, sporgenti.

Ma siamo lontani da un corretto brandeggio. Sapete, mi giostro tra reflex di gamma medio/elevata rigorosamente vissute per risultare relativamente economiche. Ma ogni volta che mi mettono in mano una ammiraglia di Canon o Nikon, rinasco. È con loro che il concetto di ergonomia trova compiuta declinazione. La mano umana è grande rispetto ad una fotocamera. Ogni dito abbisogna di una corretta collocazione. Ci vuole superficie per consentire ciò. E però si, anch’io ho una mirrorless. È una APS-C che reclama giusto un cantuccio nell’affollato zaino. L’obiettivo? Collassabile.

Ecco allora una mirrorless veramente “consapevole”, se il portafoglio lo permette: la versione della Sony serie 7 con su saldato lo Zeiss 35 mm f2 Non c’è il pericolo di montarci obiettivi sproporzionati, si ha in tasca un dispositivo compatto dotato di formidabile qualità al servizio della classica fotografia di strada. Continuano i fautori: il mirino elettronico.

Le più recenti realizzazioni offrono una visione notturna ad oculare particolarmente appagante, nel senso dell’utilità. Parimenti, la velocità di refresh dell’immagine proposta va incrementandosi. E la velocità di messa a fuoco? Non regge ancora il confronto con i migliori modelli reflex. Inoltre, reattività e sensibilità dipendono dalla massima apertura relativa dell’obiettivo montato.

Frequenza di raffica: tendenzialmente superiore, ma le ultime uscite nel mondo della reflex permettono la stessa prestazione nella modalità Live View. Il che ci conduce allo spartiacque tra rilevazione della messa a fuoco a rilevazione di fase e a rilevazione di contrasto. La prima, come sappiamo, tendenzialmente più veloce; la seconda tendenzialmente più accurata. La prima classica prerogativa delle reflex; la seconda delle mirrorless.

Ebbene, l’implementazione di sensoristica ibrida  che si va diffondendo tra le “specchiate” si incammina verso la direzione di offrire il meglio dei due mondi.

Un punto a favore delle mirrorless? La misurazione dell’esposizione traverso l’intero sensore/immagine. Purtuttavia, osserviamo tra le reflex l’adozione di moduli sempre più potenti e “discernenti”. Un altro punto a favore delle senzaspecchio? Il ridotto tiraggio.

Ecco un luogo di piacere sottile: potessi spaziare liberamente nel dispendioso corredo di lenti Leica (ma anche sperimentare con obiettivi d’epoca e d’oltrecortina ricchi di personalità) trarrei profitto dall’ampia scelta di anelli adattatori.

Autonomia? Risente sia delle ridotte dimensioni per l’alloggiamento della batteria, sia della dispendiosità energetica dei dispositivi di visione. La scelta?

Qui non vale il μέσον τε καὶ ἄριστον. E nemmeno il “in medio stat virtus”. E neppure l’ovidianio “medio tutissimis ibis”. Piuttosto, l’oraziano “est modus in rebus”. Insomma, la virtù qui non sta nel mezzo.

Si tratta invece di ragionare, senza farsi influenzare dal favore effimero di una tendenza.

Solo così disporremo di una attrezzatura fotografica rispondente alle nostre esigenze, valutate razionalmente la prima e le seconde.

 

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Claudio Trezzani

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