Le Firme Composite

In “Le Firme digitali” consideravo – il mondo dronuale ce ne fornisce vivido spunto – la tendenza – la necessità espressiva – di farsi rappresentare da immagini in cui ci riconosciamo.

Tali immagini derivavano da ritrazioni zenitali in quota di campi coltivati, ed il loro marcato, deciso, tratto grafico le assimilava a firme manualmente vergate.

Ma come riconoscere, come isolare, come organizzare?

Ecco, organizzare.

Essenzialmente, si tratta di ricondurre ad ordine disordine.

O del così appellato Ordine Costituito.

Quando derivi da Patto Sociale, è cosa sacra laddove introduce virtù nel consenso costruito attorno ad una idea di civiltà il meno imperfetta possibile.

In arte, invece, attiene al desiderio – al moto linguistico – di stabilire relazioni, interconnessioni, gerarchie, corrispondenze, strutture.

Eccoci approdati alle Firme Composite.

Esse nascono dal caso, ma un caso che può essere governato.

Il mezzo di governo di cui disponiamo è l’inquadratura, ad individuazione avvenuta.

A differenza delle fotografie del summentovato brano “Le Firme Digitali“, qui ci troviamo al cospetto di composizioni involontarie – il lavoro dei contadini inconsapevoli di esito terzo – non vi è una lampanza di tratto che occhieggi alla succitata firma manualmente vergata: qui vi sono elementi – ora radi; ora più articolati – che si pongono sia in condizione dialogica che in attitudine di reciproca pesatura.

La geometria recita un ruolo primario, qui.

In una delle fotografie a corredo di questo brano ho fornito doppia versione: senza o con griglia metrata, che evidenzia le proporzioni in gioco.

E tuttavia, la composizione degli elementi può presentarsi in modo anche apparentemente affastellato.

Apparentemente affastellato, perché una supposta logorrea dell’eloquio può in realtà rivelarsi come un rumore di fondo che si stempera neutralmente, e lo fa a cagione di fattori forti che sovrastano gli altri.

Nella fattispecie, forme dal disegno lineare che emergono da segni contorti ed eterogenei.

Un ordine sopra il disordine, eddunque.

Così, ogni volta.

Ogni volta siamo di fronte ad un arazzo, e ci compete scrutare i fili che riteniamo di maggior pregnanza.

In altri termini: sia che lo scenario presenti una parcità originaria, sia che contempli densità del segno, è nostra facoltà intraprendere un nostro peculiare viaggio interpretativo, allo scopo di delineare un percorso che corrisponda a personale ricerca di poesia.

Sì, un viaggio alla ricerca di poesia.

Sempre così, quando si cerca la parola, in una immagine.

 

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Claudio Trezzani

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