Le convergenze divaricate

Ricordate la paradossale definizione di “convergenze parallele”?

Fu coniata in politica decenni or sono, ad illustrare una situazione di coalizioni assemblate obtorto collo.

Qui invece ci occupiamo di “convergenze divaricate”.

Ancora più astruso e letteralmente errato, ma a fin di bene.

A fin di bene, perché serve ad evidenziare il perseguimento di due strade antitetiche, il cui percorrimento tuttavia sortisce l’effetto di addivenire allo stesso risultato.

Ed il risultato è: astrazione.

Mi annovero tra i più sfegatati proseliti della ridotta profondità di campo, per la sensazione di tridimensionalità che conferisce alle immagini.

Così la fotografia in scala di grigi a corredo di questo brano, che però – delle due qui allegate – non è la principale.

La ritrazione macro e l’inquadratura parziale restituiscono – di una bottiglia d’acqua la cui superficie è imperlata di gocce – una visione avvolgente di un motivo grafico che si stempera all’orizzonte.

La seconda fotografia correlata a questo articolo, ora.

Gli americani chiamano “flagship” una nave ammiraglia, e qualsiasi altra cosa – per estensione – rappresenti il momento apicale di una realizzazione multipla.

E “flag” significa “bandiera”.

Come quella della fotografia a colori qui mostrata.

Ed invece no, non è una bandiera.

Perché la parte bianca non è tessuto.

È cielo lattiginoso, invece.

E dunque, siamo di fronte all’inquadratura selettiva di una mongolfiera enfiata.

Il salto mortale è doppio.

Dapprima si rinuncia clamorosamente a indurre la sensazione di tridimensionalità.

Indi si inganna chi guarda con una falsa pista: fargli credere che la porzione sinistra dell’immagine non sia solo complanare, ma anche consustanziale al resto della composizione.

Ergo: ci siamo incamminati verso l’astrazione sia enfatizzando la plasticità prospettica, sia – al contrario – suggerendo l’idea di un’unica superficie, quasi fosse disegno (idea solo marginalmente scalfita da timide pieghe del tessuto).

Qualcuno direbbe “la conciliazione degli opposti”.

E sì, la definizione è più equilibrata, pagato dazio alla provocazione di “convergenze parallele” o “convergenze divaricate”.

Qualcun altro direbbe “le vie del Signore sono infinite”.

E sì, in Fotografia lo sono.

Per l’ennesima volta mi riferisco alla Fotografia come al luogo ove la metafora s’incarna.

E ogni incarnazione proviene da direzioni seducentemente imprevedute.

O cabarbiamente inseguite.

 

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Claudio Trezzani

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