L’anello di congiunzione

In questa rubrica mi sono più volte soffermato sul concetto di anello di congiunzione, a proposito dell’impiego dronuale: questa categoria di velivoli può situarsi a quote irraggiungibili da una scala, un crane cinematografico, un braccio telescopico da traslochi, ed allo stesso tempo abbassarsi ad un livello non consentito agli elicotteri.

Uno dei settori che trae maggior vantaggio da questa intermedietà possibile è quello delle opere d’arte sommitali in edifici.

Ma – tra i molteplici – vi è anche un ambito di sottile collocazione e concezione:
la visione zenitale di barche ad una altezza di poco superiore a quella umana.

Consideriamo:  un essere umano in piedi su di un natante pone la fotocamera a circa un metro dal baglio.

Se la focale montata è grandangolare, può d’esso abbracciare porzione od interezza, sin tanto che l’imbarcazione è di contenute dimensioni.

Con un drone, invece, può esplorare ogni angolo di campo che va dalla suesposta posizione in su.

Ulteriore non trascurabile vantaggio: usualmente il drone gode di stabilizzazione meccanica pluriassiale, il che consente di non dover ricorrere a tempi d’otturazione assai elevati – con i relativi svantaggi relativi ad un contestuale innalzamento dell’amplificazione del segnale – per bandire il mosso.

Affrancati dai limiti di una brandizione terrestre, diviene così preziosa la facoltà di calibrare la visione su fini accostamenti.

Perchè c’è un mondo, là fuori, bramoso d’essere colto da inedite prospettive.

 

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Claudio Trezzani

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