L’amabilità del vero

Nulla è bello tranne il vero: il vero soltanto è amabile.

Lo affermava Nicolas Boileau tre secoli or sono.

Ma cos’è il vero in Fotografia?

Vexata quaestio, se riferita all’annosa querelle della fedeltà al reale nel settore della documentazione per immagini delle dinamiche sociali.

Ci occuperemo allora di un più scabro vero, quello del mondo inanimato.

Che non è immutabile, anche senza intervento umano o dell’usura temporale.

La notte, lo muta ricorrentemente, il vero inanimato.

Al punto di selettivamente celare.

Ed è ancora vero il vero notturno se accentuiamo la sua tendenza al nascondimento?

Al momento della ritrazione possiamo sottoesporre.

Posproduzionalmente possiamo rinforzare il contrasto

La luce diverrà isolata protagonista, l’ombra mistero.

La forma residua sarà più forma, resa icastica dall’esclusivo troneggiare.

Ciò che già spiccava, maggiormente risalterà.

Ciò che faceva esercizio di pudicizia, vedrà vieppiù rispettato il desiderio di ritirarsi.

Si naviga verso un prosciugamento che non comporta incaglio.

L’approdo all’essenzialità asseconda la volontà delle tenebre.

Se la luce gioca su di un muro, ci si inchinerà all’istanza ludica.

Se la tenebra tende insidie, se ne traccerà netto il limen.

Così, il vero è ancora vero.

Non siamo stati noi a determinare linee di forza.

Ardevano cose, le abbiamo servite.

 

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Claudio Trezzani

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