L’Alterità

Gilbert Garcin dirigeva un’azienda.

Prima che fosse gioiosamente inghiottito nel gorgo dell’Alta Espressione gli competeva far di conto.

Immagino ciò – avendogli apportato concretezza – lo avesse preservato da pindarismi di parola avulsa dall’opera.

Talvolta si parla della Fotografia come di un’attività di Alto Artigianato.

Dove il fare, eccioè, prevale sul dire.

O sul dichiarato del pensato, nel senso dell’intento.

Grazie alla sopraffina azione divulgativa di Annie Josephine Giraut mi sono imbattuto in una fotografia cofirmata da Shana e Robert ParkeHarrison.

Trovarla meravigliosa è stata per me questione d’una frazione di secondo.

La cifra stilistica trovo affine a quella del summentovato Maestro Garcin, ma con accenti peculiari e vivida ispirazione.

Shana e Robert s’esprimono diffusamente sulla loro concezione.

Ho letto i loro scritti – e li ho apprezzati – ma essi sono a me inessenziali quanto a percezione dei loro parti.

Perché a me interessa il gesto.

Sì, Il Gesto.

Gesto Alato, non temo d’indulgere a definizioni desuete e/o retoricheggianti: lessicalmente, traggo ciò che considero pregnante da ogni epoca, parzialmente astoricizzando.

Shana e Robert sono artefici di un Gesto Alato laddove infondono Poesia in quanto realizzano.

Non m’interressano i presupposti, non mi curo delle dichiarazioni programmatiche.

Il sapore timbrico, la danza tonale, l’orchestrazione del movimento, la giostra dei pesi.

Tutto ciò, in questo loro lavoro, attira la mia spiccata ammirazione.

Persone interiormente sentono ed al contempo sanno compiutamente esteriorizzare.

Garcin, ParkeHarrison, Dalì, Magritte.

Sì, indizi di surrealismo.

Indizi di voler altro, più in alto.

Ecco, l’Alterità che fornisce il titolo al presente brano.

E’ ora il momento di un Ispirato Anonimo.

La fotografia che riporto del suo intervento sulla segnaletica viabilistica la devo all’affilata arguzia dell’eccellente scrittrice Paola Rambaldi.

Anche lui latore di un Gesto Alato.

Gesto Alato imparentato con un ulteriore pittore rispetto ai succitati, segnatamente Leonardo.

Il Leonardo dell’Ultima Cena, ma anche quello dell’Annunciazione.

Il tema è quello della Frapposizione Pilotata.

Frapposizione Pilotata?

Nella Cena è il tavolo imbandito, nell’Annunciazione la bassa cassapanca.

E allora?

Allora l’Ispirato Anonimo – il graffittaro che s’è occupato del cartello stradale di rossa circolarità – esercita una

Frapposizione Pilotata che s’eleva ai ranghi di Gesto Alato.

La bianca fessura diviene sfondo di tavolo, il quale è attraversato da corpi.

Corpi che plasticamente cantano tra il davanti ed il retro.

Un modo paraescheriano di evocare tridimensionalità.

Ma qui il lirico vigore vibra di possenti accenti: l’Ispirato Anonimo ha saputo trasfigurare.

Vedere oltre, letteralmente.

Da una prospettiva di mera utilitaristica funzionalità, ad una visione in cui la letteralità – la geometria del rappresentato – diviene funzionale sì, ma ad una istanza terza.

Mai violenza fu più dolce di quella dell’Anonimo Ispirato: prende una cosa, la trasforma in un’altra con un garbo infinito.

M’è d’uopo qui citare ancora un pittore.

Michelangelo è quel pittore.

In Cappella Sistina il gesto che immortala emana la fragranza dell’antonomasia.

Gesto per eccellenza, ed insomma.

Gesto Alato, come quello dei tre autori – come vorrei conoscere le generalità del terzo! – di cui mi sono occupato

in questo articolo.

E come in Sistina, l’umano anela protendersi verso il divino.

 

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Claudio Trezzani

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