L’acqua e l’attesa

Com’è l’acqua “al naturale”?

Non basta dire che non è gasata.

E non possiamo nemmeno azzardarci a scomodare il termine “reale”, perché qui non ci occupiamo della sua composizione intrinseca (chimica), bensì della percezione sensibile.

Che come sappiamo è mediata dal mezzo.

Noi, siamo il mezzo.

Ed anche una fotocamera lo è.

Con la fotografia, però, possiamo scegliere.

Lo possiamo fare in virtù del tempo.

Il tempo dell’otturatore che “deistantizza” l’attimo.

Sì, deistantizza.

Se guardiamo l’acqua scorrere la percepiamo come un flusso.

Se la fotografiamo fissiamo l’attimo.

Ma questo attimo può essere deistantizzato.

Se l’esposizione non è breve, possiamo farlo.

Fissiamo lo stesso, perché l’immagine è atemporale in quanto fissa.

Ma il risultato visivo non rispecchia più il momento: abbiamo deformato l’aspetto supposto deistantizzandolo.

Non più riproduzione dell’istante, ma interpretazione che non necessariamente lo rinnega a favore dell’evocazione di un flusso.

Semplicemente, non ci interessa più nè il tempo né il flusso.

Ciò che plasmiamo è la forma.

Prima fotografia a corredo di questo brano.

L’otturatore è rimasto aperto 25 secondi.

La praeclara acqua “setosa”.

Attenzione, però.

L’accento può essere posto sulla forma che così l’acqua assume, ma anche sulla sua “non-forma”: da indistinta che diviene, permette di esaltare ciò che l’attornia, così stornando da essa attenzione.

Seconda fotografia.

1/30 di secondo.

Con nessun altro tempo (al netto della velocità di scorrimento dell’elemento liquido) l’acqua ha un aspetto così ripugnante.

Confuso, disordinato, sciatto.

Perché allora l’adozione di questo intervallo?

La questione è relativa ai droni, e me ne occupai con un articolo in proposito.

Terza fotografia.

Qui sta il cuore della faccenda.

Sperimentando attorno al secondo o meno, l’istanza espressiva si giova delle più significative opportunità.

È qui il vero plasmare.

In bilico tra definizione ed indeterminatezza, tra forma e non forma.

Quarta fotografia.

1/8000 di secondo.

È quel che si dice cristallizzare.

Una vigorosa sospensione che si discosta dalla visione umana dal vivo in una direzione antipodale rispetto alle altre sin qui considerate.

Ed insomma, la Fotografia manipola il segno e ne fa linguaggio.

Manipola tradendo?

Occorrerebbe altro spazio di trattazione, che ci svierebbe qui destinare.

Ma il mio abituale mantra dissipa le nebbie con una facile ed apparente elusione.

Sì, la Fotografia come luogo ove si incarna la metafora.

 

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Claudio Trezzani

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