La verticalità tra essenza, percezione, desiderio

Mal di mare in montagna.

Sì, si può.

Non solo per la cinetosi, quella roba lì che dipende dal mezzo, non dall’ambiente, anche se convenzionalmente la si lega  al vasto liquido elemento.

Ma per soffrirne in montagna, ricorrono due successivi fattori.

Il primo, essere in automobile tra le curve.

La seconda, anche quando si è scesi dal mezzo semovente.

Però ci vuole un drone.

Un drone?

Sì, e orientarlo zenitalmente (tralascio il pietoso esempio di ciò che scaturirebbe da un uso dissennato di un mezzo FPV).

Perché con il drone in hovering e puntante in giù la faccenda è ben diversa dal disorientamento che potrebbe generarsi dall’assistere via schermo ad evoluzioni spericolate con un drone acrobatico.

La faccenda è ben diversa nella misura in cui si svolge su di un piano squisitamente mentale.

Una vertigine concettuale, eddunque, non fisica.

La progressione logica che possiamo ricondurre alle tre fotografie a corredo di questo brano aiuta ad esplicare il fenomeno.

La prima è di pronta e non equivocabile leggibilità: un torrente che scorre tra alberi.

E la seconda?

Sì, siamo d’accordo, è sempre un torrente che scorre tra alberi.

Ma quella roccia a forma di T rovesciato è orizzontale o verticale?

Tosto ve lo dico: è orizzontale.

Ovvero: l’acqua che l’attornia scorre trasversalmente, non per caduta (benché, ovviamente, sempre di caduta per gravità trattasi).

Cosa è accaduto?

Il cervello ha individuato una forma, e può avergli attribuito – per analogia rispetto ad un archivio della memoria, qualcosa a che vedere con gli odierni tentativi della così appellata intelligenza artificiale – una prospettiva verticale.

Poi però una verifica del contesto può aver indotto lo stesso umano cervello a ricredersi, comprendendo che la summentovata roccia giace acquattata, non eretta.

Oppure la valutazione può essersi assestata sulla prima interpretazione.

Ecco la vertigine intellettuale.

Essa nasce dallo sconcerto.

Il quale trae origine dalla discordanza degli elementi rispetto a categorie pregressamente assimilate.

Sin qui, il contrasto tra essenza e percezione.

Ma vi è anche il desiderio.

E questo è materia della terza fotografie.

Lì si capisce subito che si tratta di un lago artificiale.

E tuttavia, la forma principale graficamente allude ad una montagna.

Ergo: si sa che è un’isola, ma la si desidera montagna, per come iconograficamente ne ricalca il modello.

L’uomo naviga tra caverne platoniane e suspension of disbelief.

E’ lieto quando immagini gli forniscono occasioni per esercitare queste propensioni.

E il drone, aiuta.

 

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Claudio Trezzani

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