La Venetinità & Tolstoj

Luoghi.

Situazioni.

Luoghi tinti di situazioni applicate.

Luoghi tinti di situazioni esterne.

Cosa intendo?

Esaminiamo la fotografia a corredo di questo brano, se Ve ne punge vaghezza.

Un lampione.

Non proprio anonimo poichè architettonicamente connotato, ma ce ne sono molti così, ed in vari siti.

Mura sbrecciate,

Il Rovinismo, Caspar David Friedrich, Giovanni Battista Piranesi.

Genuino ed intenso incantamento, per me oltre per chi fece il Grand Tour.

E del resto Piranesi era veneziano e qui siamo in Veneto.

E’ rilevante la collocazione geografica?

Cipressi.

Sapore di Serenissima, sì, ma gustabile anche altrove.

Notte.

Un teal/orange frutto di collaborazione mista.

La natura ha dato il cielo vicino all’ora blu; l’uomo l’arancio dell’illuminazione artificiale.

Situazioni applicate, dunque.

Perchè il posto è visto traverso concorso di contingenze di acuta caratterizzazione.

Che ad un tempo rimarca e sfuma.

Sfuma, poichè quei cipressi lì ciascuno lì ha al cimitero di zona.

Il giorno epperò, rivelerebbe il genius loci quanto a luce.

Sì, il genius loci quanto a luce.

Provenza diversa da Toscana, Calabria da Veneto.

Il Veneto dei colori soffusi, pallidi incarnati e tenui gialli nei vini bianchi.

Qualcosa che si travasa in psicologia.

Già, psicologia.

Siamo approdati alle situazioni esterne.

Quel che un pensava mentre era lì.

O transitava, lì.

Un persistere sensoriale, anche olfattivo, in una sosta.

Una fugace visione davanti ad un finestrino.

Collisione, contrasto.

Perchè la correlazione tra tono emotivo di chi guarda e tonalità del sembiante può latitare.

Oppure evocare, traslando.

Insomma: si pensano cose non legate al luogo, oppure – come proustiani dolcetti – rinvianti a pregresse allloctone sensazioni.

Alloctone, ma della stessa pasta impastate.

Oppure ancora, del tutto estranee.

Un pensiero doloroso, uno gioioso concepito mentre un paesaggio sfilava.

Sapete, il nostro cervello funziona un poco come il processo della deframmentazione/disco in un computer:
vengono talvolta accostate cose che non hanno alcun minimo comun denominatore, eppure la nostra memoria le consegna ad una personale imperiturità nonostante la mancanza di reciproco nesso.

Decisi cosa fare di me come musicista mentre avevo davanti un castello piemontese, e mentre in automobile sfilavo innanzi ad una anonima villetta lombarda.

Così, aveva ragione Tolstoj:

Vuoi essere universale? Parla del tuo villaggio.

Ecco, la fotografia: caricare di noi cose.

 

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Claudio Trezzani

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