La (s)necessità del titolo

Sì, (s)necessità.

La parentesi ho apposto affinché non pensaste ad un refuso, dunque ora posso eliderla.

Dunque, la snecessità di adottare titoli a corredo d’opere.

Già, opere.

Oltre a fotografie, dipinti, sculture.

E racconti.

Lo sapete, in letteratura sovente il titolo è concordato con l’autore.

Talvolta l’editore lo impone anche contro il parere di chi ha scritto.

Succede anche in pittura.

Monet aveva pensato ad un titolo, per un suo quadro.

E però “La donna con il vestito verde” non si deve alla sua definizione, bensì a quella di un critico.

Del resto, la volontà di titolare risale all’epoca della pubblica diffusione, prima non lo si è fatto per secoli.

Genericamente parlando, con l’avvento dell’astrattismo si è creato uno iato, o una divaricazione.

Parole spiegano ciò che non si vede, parole stridono con quanto si vede.

La Fotografia non è astratta poiché è intrinsecamente documentaria.

E allora?

Se è palese la letteralità, perché pleonasticamente esplicare?

Oh, c’è chi parla di collaborazione tra arti, di chi pigia l’otturatore e di chi brandisce la penna.

Obiezione non peregrina, peraltro.

Resta da stabilire se la parola che si accompagna all’immagine si debba ad una mentale estensione del visivo artefice oppure ad un contributo esogeno.

Se del facitore o dell’osservatore, ed insomma.

Tuttavia, e in dipendenza dal contenuto, non tutte le fotografie presentano uno scenario riconoscibile.

Che fare in siffatti casi?

Anche qui, propendo per la snecessità, pur senza sbarrare il varco alla possibilità.

Non dare titolo a ciò che altrimenti potrebbe non essere compreso – intendo – lascia spazio all’immaginazione.

Ma cos’è un titolo?

E’ una condensazione.

Ergo, paradossalmente, esiste la facoltà di diffondersi a parole senza legare lo scatto ad una contenuta manciata di lettere.

Le tre fotografie a corredo di questo brano si riferiscono rispettivamente ad uno sbrego e ad una montagnetta in cava ed al riflesso di una montatura d’occhiali su tavolino (il tavolino, silente soggetto di tante novecentesche composizioni in tela).

Ora, se V’aggrada, dimenticate pure ciò che tosto V’ho estrinsecato.

 

All rights reserved

Claudio Trezzani

https://www.saatchiart.com/claudiotrezzani

 

 

 

 

Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte di questo sito web può essere riprodotta, memorizzata o trasmessa in alcuna forma e con alcun mezzo, elettronico, meccanico o in fotocopia, in disco o in altro modo, compresi cinema, radio, televisione, senza autorizzazione scritta dell’Editore. Le riproduzioni per finalità di carattere professionale, economico o commerciale o comunque per uso diverso da quello personale possono essere effettuate a seguito di specifica autorizzazione rilasciata da New Old Camera srl, viale San Michele del Carso 4, 20144 Milano. info@newoldcamera.it
All rights are reserved. No part of this web site may be reproduced, stored or transmitted in any form or by any means, electronic, mechanical or photocopy on disk or in any other way, including cinema, radio, television, without the written permission of the publisher. The reproductions for purposes of a professional or commercial use or for any use other than personal use can be made as a result of specific authorization issued by the New Old Camera srl, viale San Michele del Carso 4, 20144 Milan, Italy. info@newoldcamera.it

©2023 NOC Sensei – New Old Camera Srl

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

error: Alert: Contenuto protetto!