La sineddoche in fotografia

Drone sorvola barca in cava.

Insiste su di essa, zenitalmente.

Ciò che il drone vede è un coacervo di casualità.

Non nella primigenia intenzione, beninteso.

Perchè gli operai della cava hanno adagiato ogni oggetto sul pagliolo del natante pensando ad un utilizzo mirato di ciascuno.

E’ “dopo” che l’insieme delle casualità interagisce.

Interagisce?

Parrebbe un ossimoro: se sono cose casuali, non possono dialogare tra loro.

Ma qui il prodotto del caso è una sublime torta semantica.

Torta semantica?

E’ una sinfonia, un tripudio di colori, una vettoriale danza.

Ricca come una torta, e variegata di sapori.

Variegata al punto da presentare spinte in sè conchiuse.

La vista generale appaga per ribollente armonia.

Pesi eterogenei, ma coesi.

Purtuttavia, l’occhio individua fughe di piacere.

L’irresistibile grafismo dei cavi che fan da ponte con il terreno.

Od il nautico mezzouomo anularmente imbrigliato.

Ed ancora, nella terza immagine a corredo di questo brano: in pozzetto, caverna conduce ad abissi.

Multilivellati abissi, ove il manufatto gradatamente cede all’organico.

Ecco, in fotografia, la sineddoche.

Nell’etimologia greca s’allaccia al verbo συνεκδεχομαι, conprendere più cose insieme.

Figura retorica nella lingua italiana, che qui reca una sfumatura di metonimia.

Ma nel rivendicare il diritto di una parte a designare l’insieme non esclude ricavate autonomie.

Sì, ricavate autonomie.

Una cosa è una cosa.

Un parte di quella cosa è parte di quella cosa, ma anche una cosa altra.

La fotografia è una costante immersione nella sineddoche.

S’ individua una composizione, poi un’altra che parzializza senza smentire, indi un’altra ancora.

Tutto canta,  ma ciascuna monodia può al contempo essere voce di polifonia.

 

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Claudio Trezzani

https://www.saatchiart.com/claudiotrezzani

 

 

 

 

 

 

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