Prevedo cornucopia d’emolumenti, per Rosita Delfino.

Perché la chiamerà Gavino Sanna, il praeclaro guru della pubblicità.

Oppure qualche pezzo grosso presso Deloitte, WWP, Accenture, Omnicom.

Dicendole: eccellente la Tua idea della suola di scarpa in ambiente di decadente ruralità.

Dopo la geniale idea – fu spot di qualche anno fa – della suola di scarpa conformata a pneumatico ed indossata da pedatorio velocista, la Tua configurazione svilupperà il tema con accenti di ulteriore sostenibilità ambientale.

Ora riavvolgiamo, qualora Ve ne punga vaghezza, il nastro.

Perché – fuor di celia – sono ben altri gli spunti, qui.

Non senza motivi di lacerante inquietudine interpretativa.

Perché quella riga separa, ciò si è tentati definire incontrovertibile.

Ma cos’è?

E cosa separa?

Per sovramercato: siamo davvero sicuri che separi?

E quale riga?

Quella sulle terga.

Sì, le spalle, la schiena tutta, o quasi.

Appellandola “interscapolare”, sarebbe già finito tutto.

A meno di dissertare di muscolo dentato postero-superiore.

O di fascia sottospinata.

No, c’è dell’altro da investigare in quel tratto di penna lì.

No, cosa avete capito, non è un tratto di penna.

E’ cosa consustanziale, non sovrimposta.

Sangue di nobildonna romana, ad esempio.

Sì, sangue nero promanato da nobildonna romana appartenente all’Aristocrazia Nera, quella che fu fedele al papato.

O codino?

Beh, saremmo ancora in tema di nobiltà, ma con la terminologica asprezza di chi disprezzava i fautori della cosiddetta

Restaurazione.

Forse ci sono, allora: benchè non ne sia stato informato, si è stabilito essere impudico il centro della femminile schiena, eddunque la pur striminzita fascia risolve il problema.

Anche perché la sottostante gonna pare ottemperare all’istesso celatorio intento.

Permangono le due ulteriori summentovate vexatae quaestiones: cosa separa; se separa.

Occuparci di cosa separa è ad alto rischio di sbrodolamento semantico condito da ciò che direbbe il Marchese de La Palice.

Geometricamente separa la parte sinistra e destra dell’inquadratura, e, e…

Chamiamola cesura visuale e siamo a posto così.

No, non siamo a posto così.

Perché tradiremmo Rosita, avventurandoci pei quei lidi.

Oso immaginare che Rosita la percepisca fluida, la situazione.

Osmotica tra metafore e gesuitici filosofici accidenti, la situazione.

Sospesa tra sferze/carezze grafiche e lirici baluginii, la situazione.

In bilico tra passato, presente, ed un futuro possibile.

Uno dei futuri possibili, ma ignoto quale tra tanti.

Incerto tra sogno e fattualità.

Tra desiderio ed azione.

E qui la succitata nobiltà risiede invece nel tratto.

Nel tono, nell’onirica danza.

Nell’incarnato pensiero che vira a poesia.

 

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Claudio Trezzani

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