La scelta del piano

Abito un secondo, vagheggio un attico.

No, non è per questo che ho titolato “La scelta del piano” il presente articolo.

Si tratta piuttosto di condurre sguardi a parità di luogo.

Sapete, mentre fotografavo la visione laterale mi aveva fatto balenare una presenza umana.

Presenza umana parlante, cui volentieri concedo interlocuzione.

Gli spiego prassi e finalità del ritrarre, ed egli commenta: “Anche vicino a casa è possibile cogliere suggestioni”.

Ecco, a condizione di ritagliarsi alvei.

Alvei?

Sì, ed in entrambe le accezioni del termine.

Alveo per ciò ch’attiene il letto d’un corso d’acqua.

Ed alveo concernendo una emotiva nicchia possibile.

Sì, emotiva nicchia.

Nicchia perché tra ciò che abbiamo davanti siamo in grado di selezionare porzione.

E questa porzione contiene un mondo, un mondo da vivere da emozioni cullati.

Le tre immagini a corredo di questo brano illustrano il concetto ed il lirico cammino.

Parità di luogo, dicevo.

Senza spostarmi, ho effettuato tre differenti inquadrature.

Con focheggiatura selettiva, ma non esclusivamente.

L’albero di cui vedete riflesso era in medio campo.

Una narrazione a sé stante, netto grafismo dolcemente adagiato.

E però, lo sfondo era orrifico.

Pur senza debordare nel soggetto inquadrato, cartelli stradali deturpavano le limitrofie.

Non vi era modo di restringere l’inquadratura – a meno di comporre un disegno …poligonale – senza evitare il manufattile insulto.

Così ho eliso il “positivo”, lasciando che la specchiata arboreità solinga cantasse.

Il primo piano, e tuttavia, reclamava fervorosa ammirazione.

Steli nervosi eppur di sommessa poesia intrisi.

Prima in cromatico bagno, indi i duplice prosciugamento.

Sì, duplice prosciugamento:

  • le foglie non si sovrappongono più in acqua, ma svettano nel cielo.
  • il rarefatto timbro e la scala di grigi asciugano la proposizione formale e formuale.

O del macro che alligna nel non macro.

Macro, non macro?

Sapete, è questione di condurre sguardi a parità di luogo e di ritagliarsi alvei, per accostare le due summentovate espressioni.

Esplorare distanze stando dove si è comporta cogliere frutti da compositi florilegi.

Il mondo – ogni mondo – contiene mondi.

E il mondo di fuori incontra quello di dentro.

Infinite opportunità di viaggio, ogni percezione un universo conchiuso, benché poroso.

 

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Claudio Trezzani

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