La relazione

Tutto è relazione.

Il termine vien dal latino “relatio”, derivato da “relatus”, participio passato di “referre”.

Che significa riferire, riportare.

Contiene dunque il concetto di spostamento, di transito.

Ogni cosa dipende da una traslazione, da un trasferimento.

Si stabilisce una relazione, un rapporto, partendo da un punto.

In fotografia, un punto d’osservazione.

Una cosa è visibile in “relazione” a dove si è e a dove si dirige lo sguardo.

Ma l’occhio, in fotografia, si nutre di mediazione.

La mediazione che la focale dell’obiettivo apporta.

Variando il rapporto d’ingrandimento, muta la relazione tra le cose.

Tutto è relazione, ma anche palcoscenico.

Attori recitano, mentre ogni persona e cosa esercita un ruolo nella percezione di ciascuna prospettiva.

Ruoli che possono essere animati da una intenzione pensante, ma anche inconsapevolmente rivestiti mercè collocazione successiva.

Collocazione “successiva”?

Sì, utilizzando la compressione dei piani tramite un teleobiettivo.

Due fotografie a corredo di questo brano, esemplificando.

La luna è fatta per troneggiare distante.

Così Σεληνη, per gli antichi greci figlia d’Iperione e Teia.

Che possa da terra essere accarezzata, profanante suona.

Eppure è ciò che accade nella prima immagine allegata a questo articolo, e da parte d’impudichi, inverecondi alberi in pendio limitrofo al mare, in una notte in cui essa luna si è risolta mostrarsi dorata.

La seconda fotografia non può parafrasare l’Uomo ed il Mare di hemingwayana memoria.

Lo avrebbe potuto fare con l’osservazione diretta.

Ad occhio nudo, intendo.

C’era un uomo in riva al mare, lo sguardo era in grado di seguirlo.

Poi, però, l’occhio si è accostato al mirino.

E c’era una lunga focale attaccata alla fotocamera.

Ora l’uomo non è più uomo.

Le spalle sono divenute grafico semicerchio.

Il capo arrotondata cuspide di figura geometrica.

Cosa che dialoga con cose, è diventato.

Non è perchè è sfuocato, non certo per questo.

Piuttosto, è una reductio ad unum.

Ciò in quanto ora partecipa di una coralità orchestrata.

Coralità orchestrata poichè la forma dialoga con le linee delle barche, con i cavi aerei, con i colori.

E’ un arazzo in cui trova collocazione in spazio apposito e corniciato.

Inedita relazione, se per essere tale abbisogna di mediazione.

Benedetta, mediazione.

La fotocamera la instaura, ipso facto facendosi strumento di linguaggio.

Ecco, la fotografia.

Stabilire relazioni.

Provocarle, evocarle, accennarle.

Nutrire la mente, ed insomma.

 

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Claudio Trezzani

https://www.saatchiart.com/claudiotrezzani

 

 

 

 

 

 

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