La Prova

In quanto fa lo zero-cento una Rolleiflex T?

No, avete ragione, avrei dovuto dire Ford T.

Cheppoi nemmeno li faceva, i cento la Ford T.

E nemmeno i novantasette, riparametrando la prestazione allo zero-sessanta (miglia) che usano misurare oltreoceano.

Già, usano misurare.

Una volta invece le riviste erano meno prodighe di dati tecnici strumentalmente rilevati.

Così anche la nostrana Quattroruote.

Eppure la summentovata testata nel maggio 1959 pubblicava – accanto alla prova della Fiat 1100 Lusso e della

Ford Taunus 1700 M – un articolo a proposito della summenzionata Rolleilflex T.

A firma – ricorrente e prestigiosa, allora – Mario Carafoli.

Meno numeri, dicevo.

Non c’è sensore da scandagliare, qui.

Al massimo l’esposimetro, quello al selenio che il tempo esaurisce.

Ma cosa scriveva Mario?

Le Rolleiflex costavano come una piccola automobile, si dice ora, anziché le poche centinaia di euro che sono necessarie oggi per un buon usato.

Mario però sottolineava che la T aveva “un prezzo sensibilmente inferiore” ai modelli superiori [la F con il Planar di pari apertura, o con il 2,8, NDR] a fronte di poche rinunce, avvertibili più dal professionista che dall’amatore.

Del resto, lo sapete: il sensore era la pellicola, dunque la prestazione d’immagine non poteva risentire d’inamovibili superfici sensibili differenziate tra modelli, dentro.

Quasi struggente rilevare che Mario decantava la possibilità di giostrare con le mascherine, dentro, onde guadagnare una manciata di fotogrammi in più.

Era pre-democratica, era: la pellicola costava, non era alla portata di tutti convulsamente scattare.

Vantava il lantanio nelle lenti, poi, Mario.

Non c’era prima della guerra, precisava.

Lenta anabasi verso la fedeltà dei colori, quella fu.

Segue dettagliata descrizione dei comandi.

Già, i comandi.

Gioielli di meccanica, queste macchine erano.

Tra l’opera di un orologiaio e quella di un orafo, erano.

E il concetto di ergonomia muoveva i primi timidi passi nelle menti.

Non era ancora arrivato Giugiaro – ulteriore parallelo con le automobili – a disegnare corpi Nikon, ma Mario principiava discettare sull’opportunità di affidare al pollice – “dito non troppo gentile”, spiegava – l’azionamento del pulsante di scatto.

Ecco, epoche.

Percezioni, attaccate alle epoche.

Modi di vita, pensieri sulla vita.

Ma i negativi si tramandano.

E novelle suggestioni vi si posano.

 

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Claudio Trezzani

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