La Proteiformità del Segno

Esistevano già gli emoticon, nel Medioevo.

Emoticon, pittogrammi, quel genere di cose.

Condensazione del Segno, ed insomma.

Il medioevale proto/para/emoticon ce lo mostra la sopraffina storica dell’arte Miroslava Hajek.

Del Segno, Condensazione.

Ma anche, del Segno, Proteiformità.

Vexata Quaestio, quella dell’osmosi tra pittura e fotografia.

La stessa Miroslava – da par suo – potrebbe enuclerare correnti, illustrare dinamiche.

Ma tutto ruota entro la circolarità percettiva del visibile.

Un mirabile dipinto di Theo Bedvir, qui.

Astrattizzata marina, vorrei a lungo diffondermi su quanto l’ho delibato.

Ma non posso, qui.

Perché m’occupo di Fotografia, qui.

Debbo limitarmi all’osservazione che indizi della potente raffigurazione di Theo l’avevo preveduta in tracce di

ferrosa corrosione all’interno di un mobile – che avevo fotografato – a casa mia.

Ed insomma: ciò che par simile alla casuale azione del tempo in un manufatto, in fattuale realtà – se pensiero e mano sono di un ispirato pittore – s’eleva e nobilita in un concepimento che assurge all’elevatezza di una pilotata parafrasi (grumi come vascelli, ed una materica carnalità “la” Turner).

Proteiformità del Segno, eddunque.

Slawek Prorok, ora.

Fotografo, ma pittore in nuce.

In nuce, ma anche in fieri.

Perché la sua fotografia non solo contiene embrione di pittura, ma anche s’incammina verso essa.

Come la deambulante siluetta che giungerà all’abradente colonna.

Odora di capolavoro, per me, questa immagine.

E di oniriche attonicità proprie di tanta pittorica parte del primo novecento italiano di scabre architetture tinto.

José Antonio Munoz, anche.

Oltralpicità, qui.

Sì, i nostri cugini francesi.

Uno spagnolo alla Corte di Francia, José.

Per come la sua fotografia tessilmente trasuda le rarefatte – eppur potenti – suggestioni di tanti pittori che a Parigi fondarono scuole con imperituro suggello.

Un’opera di fine sensibilità e sicura esecuzione.

Ancora, la Proteiformità del Segno.

Nulla è avulso, ogni cosa è interdipendente.

E vola, quando afferrata da aligere menti.

 

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Claudio Trezzani

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