La Nemica Apparente

Si sa, la pioggia è nemica della prassi fotografica: per fronteggiarla occorre che il corpo/macchina sia tropicalizzato, che gli o/rings siano svariate decine e ben distribuiti, e che non siano vetusti, onde non incorrere nel pericolo di una tenuta fattasi difettosa.

Poi vi è il noto Cavallo di Troia del bocchettone: se anche l’obiettivo non è tropicalizzato, è lì che può verificarsi l’esiziale evento dell’infiltrazione.

E non è neppure finita qui: se sulla lente frontale si posano goccioline, addio immagine.

A tal proposito ricordo che dei paraluce estesi di tipo cinematografico in talune circostanze possono fare qualcosa.
Essi sarebbero utili anche con il solleone, ai fini del contrasto: l’unica ragione per cui non è del tutto appropriato montarli sulle usuali fotocamere è però sostanziale: il loro ingombro, ben diversamente “digerito” sulle apparecchiature cinematografiche. La pioggia, dunque.

Nella sessione che stavo effettuando, non faceva parte dell’equazione.

Purtuttavia, è intrigante rendere opportunità un contrattempo.

Averla potuta includere ha generato un ulteriore tema e svelato una differente suggestione.

Che si inscrive nel più ampio contesto dell’acqua, potente ed espressiva forza vivificante.

Qui l’abbiamo prima proveniente dal cielo, indi sulla superficie del lago, in ogni foggia colorata e di ogni increspatura palpitante, incalzata da un sassofono tenore di eterea eppur perentoria emissione.

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