La natura & l’uomo.

Giusto a margine di Milano 3.

L’uomo disegna una torre.

Potrebbe non curarsi della sommità, non recherebbe detrimento alla funzione.

Però lo fa.

A portata di piccioni, aironi, gabbiani.

E a godimento umano.

Ci vuole un drone, però.

Solo così – in visione zenitale – possiamo bearci della rigorosa geometria, del rigoglio cromatico degli spicchi.

E il paradosso tosto approda.

Proprio l’uomo – l’unico a poter cogliere l’intento progettuale – ora non vede più una torre di servizi.

È diventata un trastullo astratto, questa torre.

Sapete, giorni fa l’eccellente intellettuale Laura Dal Moro ha citato Euripide.

Dove dice: Αλεπτον ουδέν πάντα δ’ελπιζειν χρεων.

Che significa: Niente può giungere inaspettato; occorre aspettarsi tutto.

Là fuori, difficile contemplare ogni possibilità.

Ma nella nostra testa, continuamente accade.

Così la torre è ora una ruota, un tirassegno, un aggeggio da roulette.

O più intimamente, un gingillo con cui visivamente baloccarsi, perdendosi e cullandosi nelle sue forme.

Un’altra fonte ha citato Laura Dal Moro.

Seneca, quando – tradotto – dice: non possiamo dirigere il vento, ma possiamo orientare le vele.

Sì, è così.

Il reale è ciò che è.

Ma il sembiante è traslitterabile.

Immaginare consente il volo, più che effettivamente librarsi.

La seconda fotografia, d’istesso passo procedendo.

Certo, l’uomo ha contribuito al laghetto.

Ma Natura ha disposto ogni singolo ciuffo.

Deliziosamente inconsapevole del capolavoro che ha creato.

Perché lo è, ciò che qui il drone ci mostra.

Una sinuosa forma di rara potenza espressiva.

Se il grafismo ammalia, la trama dell’arazzo seduce.

Natura e uomo.

Dolce abbandono chiede la prima al secondo.

 

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Claudio Trezzani

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