La guerra delle sfere

Una lirica fotografia d’epoca (autore ignoto, courtesy of Cristina Marabini).

Una seducente scultura di Willy Verginier (courtesy of Ivalda Palazzi).

La guerra delle sfere.

I palloncini ringraziano l’elio, ma ancor più l’autore curvo sotto la mantellina nera.

Le biglie ringraziano il legno di tiglio, ma ancor più Willy.

Sta tutto in quel “ancor più”.

Il volo impresso alla materia.

Il volo che la mente consente.

La scintilla degli autori s’offre all’ulteriore librarsi dei fruitori.

Eppure si direbbe guerra delle sfere.

Il fotografo che alla tridimensionalità allude e può comporre introducendo, oltre che includendo.

Lo scultore che dalla tabula rasa approda a fermento materico.

Il fotografo ha virtuosamente trascinato il lasso in istante (onore alla modella, quando i tempi d’esposizione erano prolungati).

Lo scultore ha sconfitto gravità con invenzione.

Il fotografo ha ordito una partitura che traghetta simboli e sembianti oltre convenzioni.

Lo scultore ha tratto cinesi dalla fotografia.

Sì, tratto cinesi.

Quelle candide biglie sono il risultato di una multiesposizione assemblata, la suggestione è quella.

Come in studio con fulmineo flash, anziché traverso laboriosa gestazione in laboratorio.

E allora no, non è guerra di sfere.

Ognun dalla sua branca dello scibile porta dono agli dei, che grati dispensano arte su e giù dal cielo.

 

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Claudio Trezzani

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